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Il punk in Italia è stato un fenomeno musicale in larga parte sommerso, che ha avuto facce diverse, ma anche una declinazione originale, tutta italiana, con il rock demenziale, che con l’attitudine punk ha molti punti di contatto. Al di là degli stilemi musicali, sono soprattutto alcuni atteggiamenti tipici della provocazione punk che si ritrovano anche in Italia.
Alla storia del punk italiano RayPlay Sound dedica un nuovo podcast in 7 episodi con racconti e storie intitolato “Spaghetti Punk”, ciascuno di 20 minuti circa.
Questi gli argomenti puntata per puntata così come nel comunicato stampa.
Episodi:
1 – Spaghetti Punk. Per puro disgusto.
Il primo concerto punk italiano non fu mai suonato: Enrico Ruggeri racconta il finto concerto dei Decibel e gli scontri del 4 ottobre ‘77, rivendicando il primato di primo gruppo punk italiano. A fare un contratto ai Decibel è la Spaghetti Records. Nel novembre del ’77, la giornalista Miriam De Cesco è ospite a “Spazio Tre”, programma condotto da Claudio Gorlier su Radio3, per fare un’analisi del nuovo movimento punk. La sua stroncatura è tagliente. Altri gruppi punk dai nomi improbabili cominciano a emergere nelle cronache radiofoniche, con il loro “umorismo nero”: Yogurt, Elettroshock, Centro D’Urlo Metropolitano, Incesti, Skiantos, Crazy Band, Enteroclisma, Judas. Il nuovo rock è anche al femminile: le Kandeggina Gang si fanno notare per i loro ‘blitz musicali’, come suonare (“Sono cattiva, se la sera mi gira”) nella vetrina di un negozio di strumenti musicali. Roberto Freak Antoni spiega il senso dei lanci di verdura e racconta la celebre performance della spaghettata. Una discussione sui lanci di oggetti viene registrata nel backstage degli Skiantos e trasmessa dal programma “Un certo discorso” (Radio3). In questo stesso programma, sempre nel novembre ’77, viene trasmessa una satirica ‘inchiesta’ sul punk (“Riflessioni sul punk”, a cura di Simona Carlucci ed Elisa Pinna).
2 – Il rock fa piangere la mamma
Se in Inghilterra il ’77 è l’anno del punk, in Italia è invece è l’anno del Movimento studentesco, il Movimento del ’77. Uno dei momenti culminanti di questa grande contestazione durata un anno, si svolge a settembre, con il “Convegno contro la repressione” degli extraparlamentari di sinistra, che si tiene a Bologna. “Mamma dammi la benza” è il brano d’esordio dei Gaznevada, ancora “Centro D’Urlo Metropolitano”, eseguito in chiusura del convegno. Nell’ambito del movimento del ’77 nasce anche il rock demenziale e sempre a Bologna viene fondata la Italian Records (1981) di Oderso Rubini, che pubblica i primi dischi di punk-rock italiano, Monofonic Orchestra, Stupid Set, Gaznevada, Luti Chroma, Skiantos, come ricorda Alberto Piccinini in una puntata dell’”Idealista” dedicata all’etichetta, in cui ricostruisce la particolarità della scena bolognese. Freak Antoni ricorda il raduno ufficiale di “Bologna Rock” nel 1980, con Gaznevada, Skiantos, Windopen, Luti Chroma, Habemus Papam Rock, Rusk und Brusk.
3 – A punk way of life
L’ultima tendenza del rock inglese trova intanto spazio nei servizi della radio e della tv italiana. I collegamenti degli inviati da Londra sono spesso fantasiosi e a volte buffi, ma bucano gli schermi, soprattutto quando vengono contestati in diretta. Il punk viene spesso presentato come un movimento neo-nazista. Il programma Rai “Odeon” trasmette un lungo reportage (“Punk nella giungla”) e fa un po’ di chiarezza, contribuendo a diffondere la nuova musica e moda anche in Italia. Un’inchiesta televisiva di Luigi Comencini sull’amore in Italia, del 1978, con alcune interviste a giovanissimi punk del Valdarno, si intitola “Punks, i figli di Odeon”. Il programma “Qui Radio 2” (nel novembre ’78) trasmette un’intervista di Rosy Mittiga al gruppo romano dei Trancefusion, sulla loro età, sul significato del termine punk, sul punk inteso come modo di vivere, sulla politicizzazione del punk.
4 – Scalcagnati punks italiani
“Il punk è un fenomeno per disperati, quindi in Italia andrà benissimo”, si diceva nelle “Riflessioni sul punk”. Nel 1980, Gianni Muciaccia dei Kaos Rock, intervistato a “Un certo discorso”, racconta di vivere da quattro anni in una casa occupata a Milano, il centro sociale Santa Marta, dove suonano anche gli Oltretomba, i Satan Group, le Kandeggina Gang, i BBC, i 198 X. A Milano nascono anche le prime fanzine punk italiane (Pogo, Dudu), i cui curatori, intervistati, non credono però che il punk possa attecchire in Italia. Invece i ragazzi del centro sociale Santa Marta appaiono molto consapevoli: “questa nuova musica, che ha preso tutti alla sprovvista, è anche l’unica forma possibile di comunicazione, perché la fase della politica è passata, è scoppiata”. Hanno organizzato rassegne come “Rock e Metropoli”, creato il progetto “No Milano”, producono fanzine, e una rassegna in cui hanno fatto incontrare rock e musica contemporanea di ricerca. Altri gruppi italiani vengono pubblicati (Aedi, Aerosol, Porci Volanti, Yogurt, Elettroshock). Gianni Sassi parla delle uscite della Cramps Records: Skiantos, Windopen, Take Four Doses, Kandeggina Gang, Dirty Actions e X-Rated (di cui viene trasmesso un frammento live). Con Sassi si parla della registrazione dei gruppi, come documentazione di fenomeni live. Gianfranco Grieco dei Dirty Actions (Genova) ricorda quelle registrazioni fatte in proprio. Sassi racconta anche dei vinili colorati e delle Kandeggina Gang. Jo Squillo viene intervistata da Gianni Minà qualche anno dopo. A Roma, i Trancefusion parlano della loro retribuzione nei concerti. Anche la situazione discografica comunque non è certo quella delle grandi multinazionali. Ecco perché, in chiusura, Freak Antoni celebra la dimensione della nicchia.
5 – Largo all’avanguardia
C’era grande fermento a Bologna negli anni ’70. Bologna era una “metropoli di provincia”, in cui il movimento studentesco esprimeva una grande creatività. In questo ambito debuttano gli Skiantos, nel ’77, con un disco autoprodotto e due brani, “Carabigniere blues” e “Io sono un autonomo”. L’album “Inascoltable” viene registrato in quell’anno, in una notte, nello studio di Gianni Gitti. Secondo Freak Antoni uno dei segreti del successo degli Skiantos è: il lancio della verdura. Un gesto d’avanguardia (di derivazione futurista e dadaista). Freak Antoni racconta come si arriva in seguito anche al lancio di vermi da pesca. Nel 1978 esce il primo album ‘ufficiale’, “Monotono”, per la Cramps. Un’altra ispirazione importante per gli Skiantos è il linguaggio giovanile, con le sue formule tribali. Il 2 aprile 1979 al Palasport di Bologna si tiene il “Bologna Rock”, in cui suonano Gaznevada, Luti Chroma, Confusional Quartet. Anche i Confusional Quartet, intervistati a “Un certo discorso”, citano il Futurismo. Freak Antoni spiega cosa esprime quel tentativo di rompere la barriera del palcoscenico: noi siamo sul palco solo perché siamo un po’ più organizzati di te, spettatore che stai giù in platea, ma quello che stiamo facendo noi lo potresti fare benissimo anche tu: basta organizzarsi, basta volerlo. Oderso Rubini, intervistato, parla del suo amore per la musica elettronica, e di come ha iniziato a usare sintetizzatori anche per filtrare chitarre elettriche (con i Gaznevada). Gli Skiantos, ospiti per tutta una puntata di “Un certo discorso”, giocano a contestare i conduttori che gli hanno fatto ascoltare e commentare solo brani di altri gruppi, dagli Squallor ai Sex Pistols.
6 – The great complotto
Helena Velena, tra le fondatrici dei RAF Punk e della Attack Punk Records, rivendica l’azione di protesta organizzata nel 1980, in occasione del concerto dei Clash organizzato dal comune di Bologna a Piazza Maggiore, diffondendo volantini contro il comune e contro il gruppo, che ha appena firmato con la CBS. Laura Carroli, batterista dei RAF Punk, ricorda quel momento di protesta, contro tutto e contro tutti. È l’inizio di una seconda ondata punk, più radicale e anarchica, distinta dalla precedente, che era meno politicizzata oppure più legata al movimento del ‘77. Marco Philopat, autore di “Costretti a sanguinare”, valutando le ondate punk, parla del 1984, anno scelto per la fine del movimento come in una profezia orwelliana. È l’anno in cui viene sgomberato il centro sociale Virus di Milano, aperto nell’82 dai punk milanesi, tra cui lo stesso Philopat. È anche l’anno in cui gli Skiantos, sciolti nell’81, si riformano. Ma a parte Bologna e Milano, sono tante le città in cui nascono gruppi punk rock. Ci sono i Rats a Reggio Emilia, i Noia a Cervia, gli Stigmathe a Modena, i Sorella Maldestra a Vercelli (punk-demenziali), e almeno una decina di band a Pordenone. A Pordenone? Una decina di band? Un lungo messaggio di miSs xoX, alias Tristan Casanova, alias Fabio Zigante, viene trasmesso a “Un certo discorso”. MiSs xoX suona all’epoca con gli Scurf (Forfora), che diventano poi gli HitlerSS, e che insieme ai Tampax mettono in scena un concerto abusivo, il “Cartoon Concert”, a Portobello Road. Ma la scena punk di Pordenone, nota come “Great Complotto” non si limita alla musica. C’è uno stato immaginario, lo Stato di Naon, con una lingua inventata, e si scattano foto in costume sui tetti per documentare il fatto che sono in grado di volare. “L’importante era dire cose assurde al momento sbagliato”. Nel 1980 Miss Xox, insieme a Sid Delicious, fonda gli Andy Warhol Banana Technicolor, dal suono più elettronico. Nel 1981 Oderso Rubini, con Red Ronnie e Ado Scaini curano la compilation “Pordenone/The Great Complotto” (Italian Records), con brani di Mess, Sexy Angels, Fhedolts, Andy Warhol Banana Technicolor, Mind Invaders, Cancer, Musique Mecanique, Tampax, Hitler SS, W.K.W., Little Chemists e Waalt Diisneey Production. Ancora Red Ronnie li inserisce in un album (1983) che include Throbbing Gristle, Confusional Quartet, Skizo, Enrico Serotti, Luca Miti, Rats, Neon e Psychic TV. Gli Skizo sono un gruppo punk di Bari, e vengono ricordati da Nicola Lagioia in un documentario per “Terre d’ autore” (Rai3). Da tutto questo risulta evidente come la necessità di suonare, creare una scena, trovare luoghi di aggregazione ed espressione, si è ormai diffusa in tutta Italia.
7 – Autoproduzione e sudorazione
Nei primi ‘ 80 dunque il punk rock si diffonde ancora, mentre inizia a diffondersi anche la Discomusic. Il punk non è più il fenomeno del momento, ma resiste in situazioni marginali, in cui i giovani cercano posti per suonare e condividere la passione per una scena fatta di partecipazione attiva, fanzine, radio libere, centri sociali, concerti e autoproduzioni. Il punk risponde solo a questa necessità espressiva (come dice Helena Velena), a prescindere da ogni intenzione artistica. A Roma, i Bloody Riot raccontano le loro difficoltà anche solo per incontrarsi, osteggiati da tutti. A Torino, al microfono di Daniele Segre, i Blue Vomit parlano delle loro aspirazioni punk ed eseguono “Io non mi alzo in pullman”. I Blind Alley sono intervistati e suonano in una radio indipendente. Gli Overdrive eseguono “Rocker”. A Bologna, la seconda ondata punk prende le distanze dalla prima, si contrappongono i Crass ai Clash, i Germs ai Ramones. In uno speciale di Radio3, “Fuochi”, Ghighi Di Paola rievoca i gruppi del Baraccano e della Bolognina, tra cui gli Anna Falks, fondati da Gaiba e Steno, già Raf Punk e poi Nabat. Helena Velena ricorda che in quegli stessi anni in Europa arriva l’eroina, che uccide i movimenti, l’arte, la politica. Il punk nasce come una critica radicale al fallimento della sinistra. Dove quella sinistra era più forte, come in Italia, la sua crisi è più profonda e richiede una reazione più radicale. Si comincia anche a parlare di hardcore punk, con gruppi come Negazione, Peggio Punx, Wretched, Contrazione, Impact, Cheetah Chrome Motherfuckers, RAF Punk, Collettivo. La fine della puntata è affidata alla lettura (fatta da Ghighi Di Paola) di un brano da “I ragazzi del mucchio” di Silvio Bernelli, che descrive dal punto di vista del musicista un live dei Declino, ad Hannover in occasione dei “Chaostage” (giorni del caos), raduni con migliaia di punk e skinhead da tutta Europa.

