KIND, “Dust” (Tombiki, 2012)

“Kind”, l’EP d’esordio (dopo l’autoprodotto “Tuesday Evenings”) dei milanesi Dust, si presenta come un lavoro di qualità complessivamente più che buona. I sei lombardi, sotto la guida di un produttore d’eccezione come Matteo Cantaluppi (The Record’s, Canadians, MasCara), assemblano infatti una collezione di cinque brani che brillano per solidità di scrittura e assoluto equilibrio negli arrangiamenti.

La band plasma il proprio songwriting secondo canoni classicamente atteggiati, piegando melodie e dinamiche al servizio di una buonissima verve esecutiva. Il risultato sono composizioni come “Ink Loaded Love” (che mette in mostra vaghe movenze springsteeniane e un ritornello dal gusto carsiano) o “Collapse Of Art”, le cui coordinate stilistiche sembrano riconnettersi pressoché spontaneamente a certe memorie Paisley Underground, rilette attraverso l’attualità di National, Wilco, Spoon o Death Cub For Cutie (soprattutto l’ultima “Still Hiding, still trying”, con atmosfera prossima ai più recenti Shins).
“Kind” segna dunque una via tutta personale al sempiterno incanto dell’american rock. Nel far questo riesce comunque a ritagliarsi un proprio spazio di gradevolissima fruibilità nell’odierno mare magnum di nuove proposte. Le doti non mancano, la speranza è che il sestetto affini però una cifra capace di trascendere un pur lodevolissimo artigianato.

64/100

(Francesco Giordani)

14 aprile 2012

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