Vivere o niente, cioè hai capito…

Vivere o niente.

Chi, se non Vasco da Zocca, potrebbe dire una roba del genere, che ingloba mezza filosofia occidentale e il pataca che offre da bere a tutti al bar.

Del resto la biografia del nostro uomo è cosparsa di momenti così, agli antipodi, o dove la vita si spinge così in avanti da annusare il nulla.

Gli Who urlavano “I hope to die before I get old”, forse anche il Blasco l’ha pensato qualche volta, ma forse si è toccato anche le parti basse, perchè insomma, rinunciare così d’un colpo a un piatto di tagliatelle al ragù o a farsi portare la colazione a letto da una bella gnocca, direbbe lui un po’ svagato, “cioè hai capito…”.

“Vivere o niente” è il titolo del nuovo lavoro, in uscita il 29 marzo.

E come molti dei predecessori, parla una lingua semplice e universale, sempre con quell’urgenza di chi vuole cogliere l’attimo, perchè poi non si sa mai…

E parlare semplice pare sempre più difficile, in un mondo dominato da milioni di “assolutamente sì”, milioni di avverbi sparati per “niente”, per dribblare come pessimi Garrincha quell’impegnativo verbo, “vivere”.

(Max Cavassa)

28 marzo 2011

16 Comments

  1. Lorenzo Centini

    28/03/2011 at 10:17

    NO. VASCO NO.

  2. Paolo Bardelli

    28/03/2011 at 19:39

    Hej, non stiamo parlando di politica. Puoi argomentare, Lorenzo, eh.
    Altrimenti diciamo: “Berlusconi no”, e siamo già a posto. Max ha colto nel segno perché, al di là degli ultimi 15 anni inutili, il Vasco Rossi non può essere liquidato – come ultimamente si fa – come il solito fenomeno nazional-popolare, a meno che si voglia risultare quantomeno “ignoranti” (nel senso più nobile del termine, da “ignorare”, non conoscere) rispetto alla valenza di Vasco negli Anni Ottanta.

  3. lorenzo centini

    28/03/2011 at 21:12

    per me vasco ha distrutto il senso melodico di una nazione e abbrutito il concetto di canzone. lo trovo fastidioso, noisoso e in alcuni casi (metti ad esempio rewind) odioso. posso anche non conoscere a fondo la sua discografia, ma è perchè ogni volta che l’ho incontrato (sì, compresi classici come albachiara, bollicine, gli spari sopra, che manco è sua) ho trovato rocchetto dozzinale (roba che non perdoniamo ai simple minds, ‘sti cazzi che alla chitarra c’è questo o quel turnista della madonna) e testi banali e brutti tanto da essere confusi con poesia del quotidiano (questo è vero, però. il quotidiano è essenzialmente brutto).
    e poi la gnocca, la bamba, le motociclette… dai, non mi viene proprio da prenderlo sul serio. musicaccia da filodiffusione nei centri commerciali.

  4. lorenzo centini

    28/03/2011 at 21:18

    e poi secondo me non si può tirare in ballo roba di venti anni fa. i deep purple oggi sono ridicoli, e sono solo un caso su un milione. anche lucio dalla ha scritto capitoli stupendi nei ’70, ma oggi è inascoltabile (oltre che inguardabile, con quel parrucchino che dice praticamente tutto).

    oh, sia detto il tutto in totale cortesia e amicizia col buon bardelli e con l’ottimo cavassa che ancora non ho avuto il piacere di conoscere. figurarsi che ho pure amici romanisti, eh eh…
    (che suona come quell’adagio: “non è che io sono razzista, sono loro che…”)

  5. Paolo Bardelli

    28/03/2011 at 22:12

    Lucio Dalla è un cantautore, non mi interessa nemmeno quello che ha fatto negli anni ’70, per me è un “altro campionato”, Vasco ha fatto, volente o nolente, del rock.
    Prendi Vasco troppo sul serio, e gli dai colpe che non sono sue, facendo l’errore che fanno tutti gli indie-integralisti (de che?) e chi è un po’ più giovane che ha conosciuto solo il Vasco-che-piace-a-tutti.
    Le canzoni che citi dimostrano una conoscenza nulla di Vasco Rossi e della sua ironia/anticonformismo (prendi piuttosto “Asilo Republic”, “Ieri ho sgozzato mio figlio”, “Portatemi Dio”).
    E poi, permettimi, sui Deep Purple (e Vasco): i nonni si rispettano sempre, si contestano i padri, non i nonni.

  6. Lorenzo Centini

    29/03/2011 at 08:43

    per me cantautorato, rock (o forse RUOCK!!!), indie… insomma, non suddivido nulla in categorie (e quindi non mi sento proprio integralista). non schifo quello-che-a-tutti-piace, schifo quello che mi fa schifo. e gli ultimi 15 (solo?) anni di vasco fanno parte di questa categoria. mi confronto col presente, non col passato (non essendo il mio passato). ho ascoltato gli 883 da ragazzino (come quasi tutti, quella è la mia generazione) ma non vado in fibrillazione per il nuovo album di max pezzali.
    adoro i vecchi U2, ma quello che hanno fatto dopo il ’96 è quasi tutto osceno. se uno che non ha mai sentito achtung baby dice che gli fanno schifo, posso consigliargli di approfondire, ma non me la sento di difendere l’indifendibile (ovvero, gli ultimi 15 anni). e poi bono e vasco hanno gli stessi occhiali da sole.
    e poi si contestano anche i nonni, avoja. ne hanno fatte di cavolate pure loro.

  7. Lorenzo Centini

    29/03/2011 at 09:20

    ho ascoltato i brani che dici, e pure fegato spappolato, sono ancora in coma, vado al massimo, ormai è tardi…
    a me proprio non va giù ‘sta roba e i testi mi sembrano gli skiantos che però non sanno di essere demenziali.
    è come per il cattolicesimo, pa’: io non ho fede e rispetto chi ce l’ha, ma a forza di vedere il papa al tg e le fiction su padre pio, don matteo, suor germana ogni tanto manifesto un po’ di intolleranza.

  8. Lorenzo Centini

    29/03/2011 at 09:47

    e comunque come ho già ammesso avevo le cassette degli 883 a casa (e brian adams e bon jovi, da ragazzino li ascoltavo tantissimo), ma quando i miei coetanei dicono che jolly blu la sala giochi piena giochi descrive l’esistenzialismo della nostra generazione ho brividi di terrore.

  9. max cavassa

    29/03/2011 at 09:58

    Ciao Lorenzo,

    capisco i tuoi argomenti, anch’io per molto tempo li ho cavalcati e nn ho mai, dico mai, sopportato quello che tirava fuori la chitarra e si metteva a suonare Albachiara. Alcune volte ho provato sentimenti per i quali nn sarebbe possibile neanche chiedere il rito abbreviato…

    Ma ora, ad una certa eta’, perche’ c’e’ un punto in cui l’eta’ da incerta si fa certa, gli angoli si sono fatti meno appuntiti, il quadrato si fa cerchio e Vasco diventa piu’ comprensibile anche per uno, come me, che amava i Beatles e i Rolling Stones. Hai capito?…

    Scusa ho sonno, nn riesco a dire quello che vorrei, un po’ come Vasco…

    E cmq se sento uno che suona Albachiara, li’ mi sento ancora un ventenne incazzato come una pantera!

  10. Lorenzo Centini

    29/03/2011 at 09:58

    ah, ascoltavo pure buon compleanno elvis. questo per dire che non faccio lo snob, ho scheletri nell’armadio che nemmeno potete immaginare (il giordani ne sa qualcosa).

  11. max cavassa

    29/03/2011 at 09:59

    Per Bardelli: Ieri ho sgozzato mio figlio (credevo fosse un coniglio) e’ puro post punk con le tigelle!

  12. Paolo Bardelli

    29/03/2011 at 23:48

    Ahahahahah… mi hai fatto venire voglia di cinghiale con le tigelle.
    Sono d’accordo con te, Lorenz, circa gli ultimi 15 anni di Vasco, l’ho già detto, ma siccome si è persa la memoria storica di quello che ha significato Vasco negli ’80, il reietto per definizione, l’ultimo, il “drogato”, il rocker sfigato, è giusto ricordarlo. Poi di sicuro “Vivere o niente” non lo ascolteremo, ma – personalmente – è bello sapere che esiste (ancora) la leggerezza del vivere del Rossi.

  13. Lorenzo Centini

    30/03/2011 at 08:08

    eh eh, avete ragione! io alla fine faccio sempre il giacobino, ma poi magari mi ritrovo a cercare di convincere dei ventenni che dieci anni fa non c’era nulla di disdicevole nell’essere marleniani…
    evviva la passione, sempre e comunque. e la leggerezza del vivere, quando ci riesce.

  14. max cavassa

    30/03/2011 at 08:51

    Dear Bardels,

    la leggerezza del vivere di Vasco è, per me, finta.

    Io vedo un grande buco nero riempito di cioè hai capito, il buco nero dell’inesplicabilità, il non sapere andare oltre perchè non si può, non si vuole, perchè, e non c’è pezza, nulla si sa.

    E’ questo che il vecchio dj trasmette, in fondo.

    ps: quando torno nella nostra bbella Italia ci mangiamo davvero due tigelle e brindiamo con un Grasparossa a tutti i buchi neri!

  15. Francesco

    30/03/2011 at 18:40

    però occhio che il rock italiano degli anni Ottanta era anche questo, Vasco è solo una parte, e non è affatto garantito che sia per forza quella più succulenta e prelibata:

    http://www.youtube.com/watch?v=R69DpQEaGeA

  16. Matteo Marconi

    31/03/2011 at 09:36

    Io però non ho capito un cazzo di questa nuova opera di Vasco. Uno dei grandi intellettuali del ‘900.

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