TRICKY, “Mixed Race” (Domino, 2010)

Miscelare musiche, culture (e, in un certo senso, quindi, anche ‘razze’) diverse è ordinaria amministrazione per chi ha mosso i primi passi come apprendista nella bottega di Bristol, contribuendo peraltro a forgiare un genere che del meticciato fece la sua raison d’ètre. Ma per quanto si continui a rimandare il ricordo a quell’età dell’oro, sono ormai vent’anni che Adrian “Tricky” Thaws mette mano alle musiche altrui per smontarle e poi rimontarle a modo suo.  Questa volta però le cose dovevano essere diverse. “Mi sento bene dentro la mia pelle, ora.[…] Quando suonavo dal vivo ero abituato a nascondermi nell’ombra. Ora mi esibisco” scrive nelle note stampa che accompagnano l’album, e chi ha preso parte a qualcuno dei suoi ultimi concerti non potrà che confermare. Il Tricky del XXI secolo smette di nascondersi dietro ai sacramenti e diventa agnello sacrificale: corre, suda, strilla, prega con gli occhi rivolti al cielo, praticamente si immola da solo sulla ribalta. Complice anche il buon rilancio fornito dallo scorso, autobiografico Knowle West Boy, Mixed race avrebbe dovuto immortalare il nuovo Tricky, palesarne la messa a nudo, diventarne la confessione matura e definitiva. 

Con tutto ciò detto, si ascolta Mixed Race e lo si ritrova al solito posto: dietro i fornelli, a cucinare musiche che qualcun altro masticherà per lui. Perché, al contrario di quanto promesso, in prima linea continua a mandarci gli altri: dal suo neovocalist di fiducia Franky Riley a Bobby Gillespie dei Primal Scream, passando per il fratello minore Marlon e il cantante Hakim Hamadouche, protagonista del siparietto arabeggiante intitolato per l’appunto Hakim. La questione naturalmente non è soltanto chi sta al microfono, ma chi si espone da dietro queste dieci tracce. E dietro al singolo Mass Weapon (furbescamente costruito sul celeberrimo giro di basso di Peter Gunn) è difficile riconoscere qualcosa di più di un buon selezionatore. La Technologic dei Daft Punk che diventa Kingstonlogic, il blues che incontra il reggae e la dance che si mescola al jazz sono opera di un abile maneggiatore, ma sull’autore non dicono molto di più di quel che già non sapessimo. Il grande performer che avevami visto all’opera sul palcoscenico sembra scomparso: come da copertina, il Tricky di Mixed Race preferisce latitare tra le fumerie, rimandando il fatidico “passo avanti” a data da destinarsi. Peccato.

(Simone Dotto)

Collegamenti su Kalporz:
Tricky – BlowBack
“Tricky si beve il cervello, i Last Shadow Puppets no” (25.06.2008)

29 settembre 2010

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