SOULSAVERS, Broken (V2, 2009)

Quel che è certo è che con il duo che nel 2003 debuttava con l’elettronica di “Tough boys don’t dance” i Soulsavers di oggi hanno poco o nulla a che vedere. Già “It’s not how far you fall…” giustificava a fatica l’ingombrante presenza di Mark Lanegan con una mezza intenzione di recuperare quella storia d’amore per il roots statunitense che il trip hop inglese porta avanti fin dai suoi capostipiti (“Blue Lines”, tanto per citarne uno). A due anni di distanza, invece di cominciare a puzzare come si conviene all’ospite, Lanegan si è sistemato e ha messo radici, relegando Rich Machin, ora unico titolare della sigla, ad aprire e chiudere il sipario con i suoi temi morriconiani.

Nel mezzo l’ex Screaming Trees scrive e canta tutto da sè e resta un mistero il come, tra un progetto parallelo e l’altro, non abbia ancora trovato modo di mettere insieme una manciata di musicisti per tornare ad incidere a suo nome. Sa Dio invece quanto pezzi come “Death bells” avrebbero avuto bisogno della dinamica di una band vera e propria per sbocciare fino in fondo, quando si fatica non poco a rintracciare gli episodi cui i (discreti) inserti elettronici riescano a portare un effettivo giovamento. L’ospitalità dei Soulsavers riesce piuttosto come una porta aerei, utile per il parterre di nomi illustri che sa richiamare a sè: si va da un Mike Patton alla stregua dell’invisibilità in “Unbalanced Pieces” al sempre ‘spiritualizzato’ Jason Spaceman, passando per i contributi di Richard Hawley e di Will Oldham (che dopo aver reinterpretato “Sunrise” di Lanegan restituisce il favore passandogli in consegna la sua “You’re gonna miss me when I’m gone”) e si culmina con la voce di Rosa “red Ghost” Agostino, l’ospite meno noto che però ti indovina il pezzo migliore: si tratta del suadente duetto su “Rolling Sky”, gemma di livido trip hop (finalmente!) freejazzato in un lotto di altri brani poco più che dignitosi.

Allo stato attuale delle cose, più che quello di un gruppo vero e proprio, Soulsavers è il nome di una comune di talentuosi musicisti dalle molte mani: le potenzialità per trarne fuori un capolavoro ci sarebbero già tutte, ma prima qualcuno dovrebbe avvertire Machin che è buona educazione far ordine nel proprio salotto se si intende invitare cotanti ospiti a ricevimento.

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