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Tutto esaurito, in una location da favola
E’ stata davvero una meravigliosa festa acieloaperto quella che si è svolta lo scorso 2 agosto a Santa Sofia, in provincia di Forlì-Cesena, che già da un lustro ospita una tappa del festival musicale organizzato dall’associazione romagnola Retropop live.
Il pubblico – oltre 3.500 persone, concerto già sold out da un mese – comincia ad arrivare a piedi già dalle prime ore del pomeriggio: qualcuno si ferma a fare un bagno nel fiume Bidente, qualcuno percorre con un bicchiere di birra fresca in mano il km. e mezzo per arrivare alla radura chiamata Brusatopa, che in effetti oggi brucia più che mai. 
Arrivo anch’io a piedi, da sola, ma non sei mai davvero sola a un concerto, soprattutto se è acieloaperto: il bello di questo festival è proprio questo, che per le sue dimensioni riesci sempre a incontrare qualcuno che conosci, una vecchia collega, un amico, una faccia simpatica che non sai esattamente chi è ma la vedi sempre, gli organizzatori e i volontari, sempre disponibili e gentili, la gente in fila, pacifica e sorridente… Acieloaperto è una grande tribù che si sposta in giro per la Romagna, e questa sera si mescola al grande pubblico accorso apposta per Mannarino, uno dei cantautori più amati del panorama nazionale con oltre 15 anni di carriera e 6 album in studio, di cui l’ultimo – Primo Amore – uscito a maggio e ora in tour.
Fa caldo, molto caldo, i gruppi spalla sul Cuore stage (Tresca y Tigre e Aldolà Chivalà) contribuiscono a scaldare l’atmosfera intervallati dai Sambassurdi, un simpatico gruppo di percussionisti romagnoli che scandisce il ritmo dell’attesa con una vivace batucada, tipo di samba brasiliano perfetto per introdurre i suoni etnici che poco dopo saliranno sul palco principale con Mannarino.

La forza delle canzoni e di una band dall’alto potenziale
Ed eccolo che arriva: alle 20.15 puntuale sale sul palco contornato da abeti e dal Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi sullo sfondo e parte con la sua chitarrina (o meglio un “bichito”, strumento che, dice Mannarino, gli ha fatto conoscere Manu Chao una sera a cena insieme!). E sembra esserci davvero Manu Chao questa sera, non solo perché ha suonato proprio qui a Santa Sofia l’anno scorso, ma anche perché tutto l’ultimo album di Mannarino ha sonorità che lo ricordano moltissimo. Ne sono un esempio le canzoni che aprono il concerto (“Dammi”, “Ciao”) e poco dopo anche “Maradona” (Manu Chao, esci da questo corpo, direbbe qualcuno…) e “Carne”, precedute da due pezzi storici, “Apriti cielo”, title track dell’album del 2017, e “Cantaré”, dall’album V del 2021, che già porta i segni dell’apertura di Mannarino alla word music, esplosa nell’ultimo LP.
Dopo aver sventolato la bandiera palestinese tra gli applausi del pubblico, parte un poker di canzoni più liriche, come “L’Impero”, uno dei pezzi più belli dall’album Al Monte del 2014, e tre brani dall’ultimo album: “Primo Amore”, “Kalanera” e “Bambino”. Nel frattempo Mannarino si cambia d’abito, lascia la blusa blu, indossa un lungo gilet coloratissimo poi rimane a petto nudo, vestito solo di corde colorate: come uno sciamano guida il suo pubblico su ritmi tribali in un crescendo quasi animalesco, che parte dall’”Arca di Noè”, passa “Per un po’ d’amore”, uno dei pezzi più belli dell’ultimo album, e finisce sul brano “Gli Animali”.
Le percussioni suonano forte, gli arrangiamenti dei pezzi sono potenti e valorizzano le coriste e i musicisti, tutti bravissimi (Alessandro Chimenti, Cesare Petulicchio, Matteo Pezzolet, Francesco Santalucia, Simona Sciacca e Rachele Amore, che in questa tappa sostituisce Lavinia Mancusi). Gironzolando avanti e indietro nel prato con mio marito (che nel frattempo mi aveva raggiunto, incredibilmente: l’ultima volta era successo per Giancane, sempre qua!) ci rendiamo conto che l’acustica è praticamente perfetta dovunque, musica e voce così nitide e perfette da sembrare registrate. E invece no: Mannarino è più vivo che mai (e ha un fisico bestiale, si può dire!?), salta e sorride, non parla tanto ma la connessione con il suo pubblico si è creata eccome, in una sorta di rito collettivo che unisce varie generazioni, giovani, famiglie con bambini, adulti.
Il concerto si avvia verso il gran finale con alcuni dei brani più iconici, tra folk mediterraneo e stornelli in romanesco: “Fatte Bacià”, “Tevere Grand Hotel”, “Serenata Lacrimosa”, “Scetate Vajo’”. Il bis è riservato a “Me so’ ‘mbriacato”, una delle canzoni più note di Mannarino, che la suona da solo sul palco con la sua chitarrina, accompagnato dal pubblico che canta a squarciagola il ritornello, e una poderosa versione rock di Marylou, con tanto di chitarra distorta e batteria super potente, a suggellare la fine di un concerto meraviglioso, caldo e indimenticabile.
Non c’è due senza tre: avevo ascoltato Mannarino a Cesena nel tour “Apriti Cielo” del 2017, con oltre 30 strumenti diversi sul palco, e a Porto Recanati nel 2023 con il tour “Corde”, suonato solo con strumenti a corda, ed è stato meraviglioso vedere per la terza volta questo grande artista dal vivo, in maniera sempre nuova e originale. “Cuori in fiamme – la musica brucia ancora” è il claim dell’edizione 2026 del festival acieloaperto: di sicuro, Mannarino ha acceso un grande fuoco a Santa Sofia, e ha fatto tornare tutti noi a casa con una fiammella che continuerà a bruciare…fino al prossimo live.

Testo di Caterina Molari
Foto di Roberta Paolucci
