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Diaframma + Magpie, Concerto al Calamita di Cavriago (RE) (20 dicembre 2003)
Magpie, shoegaze notturno
I Magpie terminano una mezz’ora di romanticismi shoegazing intensi e nostalgici: un flusso sonoro dal forte impatto che viene molto ben accolto da un Calamita gremito di fan dei Diaframma. Applausi non solo di rito per Daniele, Enrico, Valentina e Davide che sono apparsi decisi e convincenti. Ottima scelta per aprire questo sabato sera Kalporziano.
Fiumani al comando
Poi, con una camicia davvero bella – nera con sottili righe bianche – Federico Fiumani sale sul palco quando è quasi mezzanotte. Le finestre sono aperte perché lui, dopo avere fumato come un turco,
è meglio che non respiri anche quello degli altri. Sguardo sornione, sbarbato di fresco, capello lunghetto: il ragazzo di quarantatre anni scruta la folla di circa cento persone dal palco della Piccola Leningrado emiliana.
Partono le prime richieste: “Pioggia”, “Labbra blu”, “Le navi del porto”… Risponde: “stasera temo non ne sentirete nemmeno una”. Sta mentendo. Inizia il gig con “Dammi tempo”, ma già al secondo pezzo si capisce che tira un’aria strana. “Circuito chiuso” e poi “Illusione ottica”. Molti non hanno una idea nemmeno vaga di cosa stanno ascoltando. Roba di più di vent’anni fa. Tanto per capire che è una sera dell’altro mondo Fiumani regala per il Rosso Natale di Cavriago la prima cover della serata: “Milano non è l’America” dei Timoria, presa dal loro primo album “Colori che esplodono”, prodotto da Gianni Maroccolo. Qualcuno si orienta di più, la gente è stupita ma qualcuno riconosce il pezzo.
L’atmosfera è sospesa, sorpresa, quasi incredula. Ho visto troppi concerti dei Diaframma ma era da tempo che non sentivo un loro incipit così, diremo, originale. La scaletta e forse la stessa scaletta standard prevista da Fiumani va a farsi benedire subito e il concerto procede a vista secondo l’umore tra richieste e botte di vita di un uomo che appare del tutto padrone della situazione.
Subito “Siberia” e poi una versione punk tiratissma e breve come non mai di “Un temporale in campagna”. Non sembra di vedere uno che va avanti solo ad “acqua del rubinetto”, come disse pochi giorni fa in una intervista. Finito l’unico brano che fa dell’ultimo disco (“Sempre più caro m’è il dubbio”) e dopo un ormai classico live come “Spazi Immensi” il gruppo presenta la seconda cover: alla fine ne conteremo sei o sette. Pazzesca anche la scelta, poi giustificata in privato con una promessa mai rispettata per cause di forza maggiore. Fiumani attacca “Lugano addio” di uno scomparso protagonista degli anni settanta: Ivan Graziani. “Volete il punk rock?” e allora parte “Gennaio” seguita dall’ accendini version di “Fiore non sentirti sola” e dall’inattesa e caldissima “Labbra blu” invocata sonoramente dal parterre. Lì nel mezzo pure una cocente “Beato me”. Siamo tutti un po’ stupefatti. Anche Foggy, Trambusti e il chitarrista maranzo (ma meno del solito) devono esserlo e si divertono a seguire Fiumani nelle sue follie.
“I piedi di Silvia” è un brano del nuovo disco e la potremmo inserire nel filone “freudiano” dell’ultima produzione di genere feticismo sportivo: Piedi dolci come fiori marci d’estate / piedi salati come pane appena sfornato d’inverno. Un testo circa così. Resto perplesso. Sfavillante finalino con il giocoso siparietto rock’n’roll “Nella Firenze degli anni ottanta”.
Bis anarchici
Altra sigaretta e inizia uno dei bis più allucinanti della loro storia: un ragazzino di vent’anni venuto da Varese, giubbotto con la scritta “Pioggia”, rasatura straight-edge e occhi lucidissimi apostrofa Federico: – Dai, facci “Transmission” che poi ce ne andiamo tutti a casa! -. Tra lo scocciato e il divertito viene immantinente accontentato. Sconcerto. Tripudio. Segue, avete capito bene, un’altra cover dei Joy Division: “sappiamo fare anche questa!” e i Diaframma attaccano “Ceremony”. Non so se è uno scherzo e giusto per gradire eccovi (perfino) “Anarchy in the UK”. Prendiamo atto.
Il congedo arriverà con “Elena” e poi con la più bella canzone mai scritta negli ultimi tempi: “Voglio andare a Vaiano”. I convenuti non capiscono più niente. Un trentenne dallo sguardo freddo mi dice che i Diaframma sono finiti. A me il morto è parso in grande salute. Dopo, nel retro, Fede dichiara che il nuovo disco si intitolerà “Volume 13” e che la serata è stata pensata come un regalo al pubblico, venuta su così, spontanea e improvvisata. Non possiamo che credergli. Sarebbe ben strano il contrario. Concerti sospesi fino all’uscita del disco prevista a Marzo. Intanto grazie. Chi è rimasto a casa rosichi pure a piacere.
(Max Collini)

