Direttamente dal sito ufficiale legowelt.com (link download) Danny Wolfers, l’olandese più noto come Legowelt, mette a disposizione – con un poco convinto invito all’offerta libera – il nuovo LP “The Teac Life”.
Il produttore che come pochi ha saputo accogliere nella techno contemporanea il morbido sound della gloriosa house di Chicago, descrive senza fronzoli la nuova produzione:
“Ha un sacco di tracce molto deep da forest-techno molto saturata. E quando parlo di techno non intendo la noiooooosa merda contemporanea che chiamano techno parlando di sedicenti dj quali le attuali pretenziose fighette in grado di suonare ossessivi beat mongoloidi sentendosi così artistici. In “The Teac Life” troverete un fottuto sound grezzo e credo da Star Trek 1987 in chiave autistica. Misty Forests, X-Files, futurismo stile Detroit fatto con essenziali synth digitali e analogici in un bedroom-studio indecoroso”.
Questo invece il primo estratto presentato, “Moonmist”:
Se potessi ripercorrere in un attimo, nuotando controcorrente, le rapide di questo fiume oramai giunto al suo estuario, nella estrema fissità di questo mio prossimo viaggio nella noia orizzontale, sceglierei gli anni in cui la volta celeste non era altro che un enorme lenzuolo fatto a cielo e la luna una palla polverosa gettata nel vuoto e catturata con le unghie dall’egoismo del pianeta Terra. E noi, bimbi, cadevamo con essa per sempre, aggrappati in un infinto sprofondo gli uni agli altri, grazie a un gomitolo di lana nera. I grandi dimenticarono in fretta di avere un mondo con certe stelle enormi, sopra il capo, da osservare, mentre noi sacrificavamo la nostra noia migliore per costruire ponti sospesi nello spazio che ci allacciassero a un’agognata luna. La dipingemmo butterata e funesta, con maremoti sulla superficie di un ponto che non era mai tranquillo, ma tutta una schiuma fremente di gorghi e mostri marini. Nuovi esseri di ordinaria malinconia calpestavano un tappeto soffice come zucchero filato sparso su una teglia, in cui si radicavano piante cresciute dolci come torroni. Altre volte immaginammo un balzo da gigante come in mongolfiera, le tante mongolfiere tipiche di una domenica d’estate, un balzo che ci consentisse di fuggire all’avarizia terrestre e alle sue costrizioni. In anni in cui razzi enormi arrugginivano in volo, pensammo a uno sgangherato proiettile cavo sparato negli occhi della luna come nei film dei Meliès, in cui potessimo accovacciarci per il viaggio, assieme ai nostri migliori amici. Ma poi venne il tempo di un leggero disincanto, e, anche sognando a occhi aperti, non potevamo far altro che immaginarci tute e scafandri e missili scagliati a violentare qualche nuovo cielo. E poi, al ritorno, schivare incredibili uragani e tempeste, per posarci placidamente in un mare che ci accogliesse come un telo.
Eravamo certo molto giovani e molto felici e pensavamo, con rabbia, di non dover invecchiare mai.
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14 settembre 2010
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