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Terzo album per la cantautrice londinese Anna B Savage, ognuno pubblicato dalla berlinese City Slang a distanza di due anni dall’altro e (curiosamente) sempre in uno dei mesi più freddi, gennaio o febbraio. Ma se nel precedente in/FLUX l’artista si era aperta al mondo, flirtando con l’elettronica e un pop venato di soul, in questo You And I Are Earth il mood è più intimo – una naturale conseguenza del suo trasferimento in Irlanda, di cui riflette i grandi spazi, un senso di pace, le radici folk e celtiche.
Dolcezze acustiche per una ritrovata serenità
L’opener “Talk To Me” entra in punta di piedi, con un delicato fingerpicking a cui fanno eco liriche di amore e quello che sembra un suono di oceano creato dai violini. In “Lighthouse” i toni sono più jazzati per una interpretazione soave, alla ricerca della bellezza, mentre “Donegal” ritrova la veste catchy di “Feet Of Clay” grazie a un chorus trascinante e universale, che parla della realizzazione di ognuno di noi: “The day I left home, my mother said to me/Whatever you do, don’t fall in love, please come back to me/Well, I’m sorry, Mum, I’ve gone and donе it/The moss and the views and that lovеly man too/Is there a home out here for me forever?”. “Mo Cheol Tù” offre la risposta (“You Are My Music and I Love You”) in un’atmosfera memore di Bryter Layter di Nick Drake.
“Agnes” è l’highlight per distacco di questo lavoro: realizzata con l’aiuto della folksinger dublinese Anna Mieke e il suo timbro giocoso, fonde sapientemente il miglior cantautorato – Suzanne Vega e la Joni Mitchell di Blue i primi nomi che vengono in mente – con un afflato post-rock, pure barocco, dove l’inventiva in studio di registrazione di John “Spud” Murphy emerge nella sua forza toccando i lidi di Iron And Wine, Kings Of Convenience, Sigur Ros.
La voce riscatta una scrittura meno convincente
Ci aveva attirato sin dagli esordi, Anna B Savage, quando il nostro Guerra riguardo a A Common Turn tirava in ballo la poetica di Jeff Buckley: una vocalità che possiede la stessa grazia, riscattando qualità compositive, di tanto in tanto, altalenanti. “Incertus” dice che la sua musica è anche stasi, attesa, un rompere il ghiaccio che non è mai definitivo (vedi report dell’ultimo Barezzi) e si perpetua in “The Rest Of Our Lives” e “Big & Wild” con formule già vecchie per la strada intrapresa dalla cantautrice, che offre comunque momenti sublimi e di grande profondità.
Sognando la pace interiore e l’amore, un titolo come “I Reach For You In My Sleep” riassume l’anima di You And I Are Earth.
72/100
(Matteo Maioli)

