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Il 12 novembre 2002, i Pearl Jam pubblicano il loro settimo album in studio, “Riot Act”, uscito per Epic Records. La band capitanata da Eddie Vedder è in un periodo non ottimale: due anni prima, durante il loro concerto al festival di Roskilde, in Danimarca, 9 persone perdono la vita nella calca generale. Il gruppo, sotto shock per l’accaduto, sembra disgregato e bloccato, con scarse intenzioni di suonare nuovamente dal vivo. Inoltre, Stone Gossard (chitarrista e co-fondatore dei Pearl Jam) pubblica il suo primo disco da solista (“Baylift”, 2001), Eddie Vedder fa i suoi primi concerti solisti accompagnato solamente dalla sua chitarra e il suo ukulele e i fan iniziano a temere uno scioglimento o una fase di stallo. Nel 2001 invece, un evento tragico ed epocale come quello dell’11 settembre scuote la storia e la società americana così come quella di tutto il mondo occidentale. “Riot Act” (letteralmente, “atto di rivolta”) è figlio di questo periodo, la penna di Vedder e soci sembra pesante e il titolo non è per nulla casuale.
Il Patriot Act e la posizione politica dei Pearl Jam
Dopo l’attentato alle Torri Gemelle, George W. Bush firma la legge federale, disegnata da James Sensenbrenner e approvata da Camera e Senato, che porta il nome di Usa Patriot Act (in questo caso, “atto patriottico”, anche se in realtà il nome è ulteriormente composto da un acronimo). Il testo consiste in un provvedimento che rafforza il potere della polizia e dei corpi di spionaggio americani come la CIA, l’FBI e la NSA e permette loro di compiere intercettazioni telefoniche, ambientali o via internet per sventare possibili attacchi terroristici, compromettendo però allo stesso tempo la privacy dei cittadini. Eddie Vedder avverte che un “cieco patriottismo” sta mettendo le radici nella società americana e brani come “Green Disease”, “I Am Mine” e “Bu$hleaguer” contenuti in “Riot Act”, rendono bene l’idea di ciò che il cantante volesse intendere. Il primo brano parla del capitano di una nave che imbarca acqua volutamente all’insaputa dell’equipaggio già perplesso sulla sicurezza di navigazione (riferimento ai leader mondiali e al loro modo di fare politica). Il secondo vuole mettere in luce il bisogno di riaffermazione dell’individuo in un clima di paura e conformismo patriottico. “Bu$hleaguer”, come suggerisce il titolo, è una critica al governo Bush e ai suoi sostenitori. Eseguendo quest’ultimo brano live, accompagnato da una maschera a immagine del volto del quarantatreesimo Presidente degli Stati Uniti e da atteggiamenti satirici nei suoi confronti, i Pearl Jam vengono fischiati e definiti “antiamericani” dal loro stesso pubblico.
“Riot Act” inteso come “premonizione” dell’era Palantir
Il Patriot Act approvato da Bush espande a dismisura i poteri di sorveglianza statale, normalizza la raccolta di dati e il monitoraggio degli stessi cittadini e favorisce la cooperazione tra intelligence e aziende private. Non a caso, non molto tempo dopo, nel 2003, arriva Palantir (azienda che avrete probabilmente sentito nominare anche in seguito a ciò che emerso con i file di Jeffrey Epstein). Palantir nasce dalla mente di Peter Thiel e Alex Karp ed è un’importante azienda dedita all’analisi dei big data a cui non mancano aspetti molto controversi. Il fondatore Peter Thiel (sul quale suggerisco un articolo molto interessante di Paolo Venturi su Avvenire) sostiene che la tecnologia debba inevitabilmente prendere le redini del mondo surclassando l’individuo per affermare la sua libertà. In che modo? Sorvegliando e garantendo sicurezza, tenendolo sotto controllo e trattabile. Per quanto riguarda l’attività dell’azienda Palantir, pare che quest’ultima abbia fornito all’ICE (la polizia federale anti-immigrazione clandestina super finanziata dalla presidenza di Donald Trump) un archivio di 20 milioni di persone individuabili e tracciabili per le loro operazioni di arresto ed espulsione di immigrati considerati irregolari.
A che punto è dunque il processo democratico? 24 anni fa i Pearl Jam ci esprimevano, con un album, le loro perplessità rispetto a un’ondata di patriottismo preoccupante che andava dilagandosi e a decreti che consentivano la sorveglianza dei cittadini e che, perciò, furono etichettati come “antiamericani” in quella che viene definita “la più grande democrazia del mondo”. Dovremmo quindi varare il nostro “atto di rivolta” e ribellarci a una politica che vuole controllarci e negare i nostri diritti? Sapete che cosa ha risposto ai detrattori, alla fine, Eddie Vedder? “Non è antiamericano esprimere critiche nei confronti del governo… Volevamo proporre alcune idee che potessero contribuire a creare un dibattito aperto e sincero”.
(Emanuele Santucci)
Fonti e riferimenti:
- Interviste a Eddie Vedder (2002-2003)
- Intervista a Eddie Vedder di Massimo Cotto (pubblicata su Rockol) https://www.rockol.it/intervista/528?utm_
- Pearl Jam Community “Inside the story of ‘Riot Act’” https://community.pearljam.com/discussion/169297/inside-story-of-riot-act-from-quot-pearl-jam-twenty-quot
- Ultimate Pearl Jam “23 years ago: Pearl jam release ‘Riot Act’” https://ultimatepearljam.com/pearl-jam-riot-act-album-anniversary/?
- Pearl Jam Online Video Recensione | Pearl Jam: Riot Act https://www.youtube.com/watch?v=Unhl7cb8ke4&t=133s
- Avvenire.it “Fenomeno Thiel: la tecnologia come ordine del mondo” https://www.avvenire.it/idee-e-commenti/fenomeno-thiel-la-tecnologia-come-ordine-del-mondo_105699
- CyberSecurity Italia “ICE, Palantir trasforma gli iPhone degli agenti in strumenti di sorveglianza su 20 milioni di persone” https://www.cybersecitalia.it/ice-palantir-trasforma-gli-iphone-degli-agenti-in-strumenti-di-sorveglianza-su-20-milioni-di-persone/64345/

