Share This Article
Salutiamo il ritorno di un vecchio amico
Per chi segue Kalporz, è impossibile non essersi trovati di fronte al nome di Michele Ducci, metà degli M+A. Ne abbiamo praticamente raccontato ogni passo sin dagli esordi di inizio decennio scorso, l’exploit internazionale nel 2014 con These Days (fresco e importante ancora oggi) e la successiva mutazione in Santii, sempre con Alessandro Degli Angioli. E lo stesso Degli Angioli per ricambiare la fiducia ha creato il logo odierno del sito, mandando in pensione il porcellino – o lo abbiamo smesso, chi può dirlo?
Oggi Michele si divide tra la sua Forlì e Londra concependo e registrando musica con la partner Letizia Mandolesi. Sive era già un ottimo esperimento ma per il nuovo progetto alza il tiro: poi entriamo nel dettaglio. Intanto dal 5 Giugno 2026 si può ascoltare nelle principali piattaforme digitali, ordinare il vinile (in edizione limitata a duecento copie) e apprezzare il film legato all’album sul sito della Monotreme.
Un concept fiabesco dal taglio moderno
L’album Snail In The Clouds e il relativo film si concentrano su un pianeta immaginario chiamato Snail, abitato da ibridi – principalmente una fusione tra scorpioni, lumache ed esseri umani – che vivono un’esistenza ispirata allo stile di Pitagora, quindi interamente dedita alla musica. Succede che un uomo-nuvola di nome Agostos, autore di operette musicali, aiutato da una macchina del fumo parlante (!) chiamata Doctor Subtilis, inizia a uccidere tutti gli ibridi.
L’obiettivo principale del cattivo di turno è in realtà il musicista Diodoros e la sua band, poichè vorrebbe rubare l’arca delle melodie, che è l’antica nave che permette al pianeta Snail di sopravvivere grazie alla musica e alla gioia.
Un conflitto che si avverte solo a tratti nell’opera, sì frammentaria ma meravigliosa.
Pop caleidoscopico “benedetto” da Simon degli Is Tropical
Per registrare e produrre l’album Michele Ducci si è rivolto a Simon Milner (Is Tropical, Ysing), lavorando con lui, Mandolesi alle voci e synth e un intero ensemble di musicisti ai 4 am Studios di Londra. Ne esce una raccolta di brani pop lussureggianti e stratificati, che mette in mostra, se ce ne fosse ulteriore bisogno, lo straordinario talento di Ducci.
L’opener “More Than One But Less Than Two” detta nei rintocchi di pianoforte il tempo generale, lento e riflessivo, per poi accendersi nel finale di elettricità shoegaze, tra My Bloody Valentine e Sigur Ros. Con “Rain On Me” muoviamo il piedino, ricordando i trucchi del producer in questione; “Don’t Stress Her” attinge piuttosto dal walzer quanto dalla tradizione zingara e balcanica, il tutto contaminato con l’elettronica.
Una “Woman Like You” da antologia mi fa pensare a come vorrei che suonasse il disco degli Strokes di prossima uscita: oltre alle chitarre indie apprezziamo una pedaliera d’organo vintage suonata da Ducci che genera contemporaneamente accordi, bassi e ritmo, proprio come una “one-man band”. “Follow The Sun” gioca con la psichedelia di marca Elephant Six, mentre la tenerissima “Next To Me” esce dal contesto immaginario del disco raccontando la storia d’amore di Ducci e Mandolesi (che voce pazzesca). La singhiozzante “Alabaster” potrebbe averla scritta Jason Pierce, ad introdurre il commiato di frequenze disturbate di “Outro”.
Grande Michele: un orgoglio italiano che non finisce mai di stupire.
78/100

