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Tra ambizione ed eredità Radiohead
A sei anni dall’uscita di Earth (2020), Ed O’Brien, chitarrista e, all’occasione, percussionista dei Radiohead, pubblica il suo nuovo album da solista: Blue Morpho.
Il progetto, piuttosto ambizioso – sfido ad aspettarsi qualcosa di non tale da un membro della band di Oxford –, viene preceduto dalla vincente avanguardia di Blue Morpho, brano uscito come singolo, omonimo di un album composto da altre sei canzoni, che a mio avviso è considerabile come una mistura di Hail to the Thief (2003), da cui prende l’oscurità crescente, e The King of Limbs (2011), dal quale eredita l’atmosfera sfuggente e una parte del suono cupo e sognante.
Struttura e suono: un viaggio tra percussioni, elettronica e sperimentazione
Il lavoro si apre con Incantations, una canzone costruita su interessanti cambi di ritmo e che riflette la grande padronanza di O’Brien nel campo delle percussioni. La descriverei come un mantra western, un incantesimo, appunto, di quasi otto minuti e che rimanda all’immaginario sfoderato con There, There e The Gloaming.
Con Sweet Spot il musicista inglese pesca dal campionario del collega polistrumentista, Jonny Greenwood, e il risultato è uno splendido brano che mescola cori ed archi, creando un effetto “planante”, subito spezzato e poi ripreso da Teachers, una canzone che sembra nascere dallo stesso embrione musicale dei lavori solisti di Yorke, edificata sul campionamento di voci umane e ricca di influenze jazz.
Solfeggio è una canzone strumentale che svolge un ruolo transitorio, con un sound elettronico e meditabondo, sotto il quale s’infilano i Thin Places, luoghi sottili, altra metà dell’intelaiatura strumentale riuscitissima di quest’album.
Una sintesi personale
La chiusura è affidata a Obrigado, un brano strutturato in più parti che si apre con un movimento misto tra allegro e melanconico e poi s’ottenebra, culminando in un’atmosfera intensa e onirica.
Blue Morpho è, in sintesi, una sintesi. Un terrarium partorito dall’universo Radiohead, per nulla scontato e che, a mio avviso, potrebbe risultare un’ottima colonna sonora.
Poi non ditemi che non ve l’avevo detto.
73/100
(Federico Spagnoli)

