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I fratelli Becker e la loro “passione per il mare”
I SWMRS – pronunciatelo swimmers e magicamente il nome non si toglierà più dalla testa – sono il traguardo finale di un progetto nato più di venti anni fa da due fratelli californiani appena adolescenti, i cantanti, songwriter e chitarristi Cole e Max Becker.
Nati come Emily’s Army con il figlio di Billy Joe Armstrong dei Green Day, Joey, alla batteria, trovano la formula vincente unendo il classico punk melodico anni novanta al sound di artisti indie-rock oriented come Weezer e Fidlar e, negli episodi pop, Goo Goo Dolls e Frank Ocean. Due album e tournèe in giro per il mondo prima di cambiare nome nel 2014, per registrare quello che sarà il loro disco più famoso e oggetto del nostro report: Drive North.
“We were growing up, and our influences were changing. We changed the name to delineate the new sound” dichiara Cole in un’intervista, ma la nuova sigla avrebbe assunto più valore dopo il grave incidente stradale che coinvolge il fratello Max nell’ottobre del 2019. Un’operazione al cervello, la riabilitazione da fratture multiple e il timore di dover mollare tutto: è solo nel 2023 che i SWMRS riemergono da acque profondissime con un nuovo disco, il terzo (Sonic Tonic) con il fratello Cade che entra in line-up al basso.
Un’energia trascinante che ci porta indietro ai nostri vent’anni
Queste informazioni me le procuro all’indomani del live al Covo di Bologna di domenica 10 Maggio 2026, ma sicuramente le conoscono i fan della band (range 25-30 anni) a riempire le prime file, intonando e ballando le canzoni del gruppo. Per celebrare i dieci anni dall’uscita dell’album di debutto come SWMRS il quartetto – che si completa con Sam Benavidez alla batteria – suona tutti i quattordici brani che lo compongono, tra cui una solidissima “Silver Bullet” e una “D’You Have A Car?” vero inno da 12.000.000 di play su Spotify.
Alle mie orecchie di neofita non sfuggono le belle melodie post-grunge, tra Silverchair e Ash, di “Hellboy” e “Trashbag Baby” da Berkeley’s On Fire del 2019 e l’inedita “Mexican Punks”, l’unico pezzo nuovo in scaletta ed è un peccato, dato che l’ultimo album Becker non è affatto male. In una “Figuring It Out” molto emo interviene alla chitarra Ryan March aka Family Entertainment, esibitosi già in apertura di serata.
In conclusione ho visto sul palco di via Zagabria una band magari grezza (non c’è Enrico “Gnappo” Gnudi a regolare i suoni come di consuetudine) però coinvolgente, che negli States è arcinota – lavorando con Calvin Klein, incensati da uscite punk come Kerrang! – e qui in Italia, di culto. Il merch viene preso d’assalto, i ragazzi circondati per le foto di rito. Del resto, da un club dove il gruppo locale fa il tutto esaurito – i Komarov Magnificent Backflip il giorno precedente – o si propongono opener favolosi come i Tanz Academie, è impossibile non uscire con il sorriso sulle labbra.


