Share This Article
È uscito il 24 aprile per Island Records (Universal Music Italia) “1000 Smiles”, il nuovo album di Alsogood.
Il disco del produttore e polistrumentista Francesco Lo Giudice arriva dopo “Elsewhere” (primo disco a uscire su Island Records) e dopo numerose pubblicazioni e collaborazioni internazionali – tra cui le recenti con nomi del calibro di Ivan Conti aka Mamão e DJ Harrison– che hanno contribuito ad affermarne il prestigio fuori dai confini italiani portandolo a raggiungere quasi 25 milioni di streaming.
“1000 Smiles” è un lavoro organico dove influenze black, atmosfere mediterranee e spiritualità ritmica brasiliana incontrano la libertà deljazz contemporaneo europeo e suggestioni elettroniche. A guidare il tutto, una libertà compositiva comune a due generi apparentemente distanti, come hip hop e jazz, fonte di ispirazione continua per Francesco Lo Giudice.
Dieci tracce, scritte da Alsogood e realizzate interamente con la sua band tra Milano e Vicenza, che non si limitano a esplorare nuovi territori sonori ma definiscono un vero e proprio posizionamento estetico. A impreziosirle due collaborazioni di grande rilievo: quella con il produttore e polistrumentista canadese Datsunn, punto di riferimento mondiale della soul-beat community in Beautiful Things e quella con Johnny Marsiglia, tra i più stimati rapper italiani, che in 2.30 arriva a dar voce ai pensieri che hanno plasmato il disco.
Nomi come gli Azymuth – per la loro capacità di rendere il jazz-funk un’esperienza quasi meditativa – sono stati punti di riferimento, così come – per la gestione degli spazi e dell’elettronica – Terrace Martin e Madlib, quest’ultimo, in particolare,per la sua capacità di spaziare dalle produzioni hip hop più grezze a dischi jazz, dall’essere un one man band senza molte regole a curare sezioni ritmiche ampie.
Ho scritto ogni brano con l’intento di tradurre in musica quella sensazione di calma che è al centro di 1000 Smiles. In mezzo al totale caos che ci circonda, una sessione in studio si trasforma in uno spazio di luce. – racconta Alsogood. È stato un processo di sottrazione e rifinitura durato diversi mesi: dalla scrittura dei temi alla cura degli arrangiamenti l’obiettivo è stato mantenere una pulizia sonora che valorizzasse ogni sfumatura. Fondamentale è stato il contributo di Simone Tornaquindici che ne ha curato il mix garantendo quella nitidezza necessaria a far emergere il calore delle composizioni. Abbiamo parlato più approfonditamente con Alsogood delle 7 ispirazioni alla base della sua ricerca musicale che trova in “1000 Smiles” un nuovo ambizioso capitolo.
1. Yuseef Dayes – “Black Classical Music“
Quando ho ascoltato questo album del batterista Yuseef Dayes son rimasto folgorato dalle atmosfere calme, organiche e melanconiche oltre che dai temi suonati da Venna, Shabaka Hutchings. Un disco che mi ha accompagnato per un anno ed ha influenzato molto anche i miei musicisti. Nel mio caso mi ha spronato a dare all’album un flavor mediterraneo, pacifico e quasi estivo oltre che nell’utilizzo dei fiati per tutta la sua durata
2. Madlib
Non cito nessun disco, ma solo il suo nome. Un artista che è la mia prima ispirazione in qualsiasi cosa che faccio sia dal punto di vista artistico che attitudinale. Un produttore che spazia dal jazz più raffinato, a dischi ispirati all’Asia, Africa fino ad album assieme a rapper più gangsta o più soul. Un vero esperto di musica, crate-digger con la sola regola di non seguire nessuna regola. Pensiamo, per esempio, al fatto che negli ultimi anni ha prodotto solo con un Ipad.
3. Knxwldege
Un altro dei miei produttori contemporanei preferiti. Conosciuto maggiormente per il suo gruppo NxWorries assieme ad Anderson Paak lui in realtà è forse tra i principali esponenti della beat-scene attuale. Un artista che sforna circa 4-5 album di beats/remix/edit al mese sul suo Bandcamp, con una community attiva in tutto il mondo. Un produttore molto grezzo e veloce come piace a me ma al contempo un vero musicista con una cultura immensa ed un rispetto per la musica importante.
4. La beat-scene di Los Angeles
Il mio primo amore è il suono che viene da Los Angeles ed ha contribuito a spingermi ad un approccio quasi interamente strumentale, dando valore alla produzione e al beat. Artisti come Flying Lotus, Ras G, Samyiam, Dibia$e e tutti i nuovi beatmakers ispirati da J Dilla hanno creato una legacy importanti per i producers, ognuno con le proprie pecularità hanno reso il beatmaking un processo che non ha bisogno di interpreti per emergere.
5. Terrace Martin
Produttore e musicista immenso, un genio per me. Lo troviamo dietro alcuni dei dischi più importanti della costa ovest americana (Kendrick Lamar, Snoop Dogg etc.) ma anche in formazioni e dischi di jazz contemporaneo incredibili come R+R=Now. Sassofonista incredibile e produttore ancora più forte, anche lui come quelli citati coniuga un attitudine grezza unita ad un’attenzione al dettaglio e al sound design. Leggendario.
6. Adrian Younge:
Fondatore di Jazz Is Dead e Linear Labs, Adrian è un multistrumentista che si è avvicinato alla musica suonata grazie all’hip hop e al campionamento, esattamente come è successo a me. Sta lasciando una forte impronta nell’era moderna grazie a collaborazioni di rilievo con jazzisti da ogni parte del mondo e al suo modo di orchestrare la musica hip hop assieme a molti musicisti, creando un’identità forte e riconoscibile.
7. L’R&B anni 90/2000/contemporaneo
Per quanto non ci siano episodi prettamente r&b nell’album, è un genere che amo perchè (soprattutto dai 90 in poi) va di pari passo col rap facendo un forte utilizzo dei campionamenti e regalandoci produzioni che sono senza tempo e ormai dei classici consolidati. Le mie composizioni richiamano molto la parte melodica del genere. Artisti e gruppi come Jagged Edge, Carl Thomas, Toni Braxton, Boyz II Men ma anche contemporanei come Brent Faiyaz, Karri influenzano molto il mio approccio alla produzione.

