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“The Truth Doesn’t Matter è un testamento inconsapevole, puro “Nikki Sudden” come ce lo ricordavamo e ce lo vogliamo ricordare: su un palcoscenico intento a suonare il più indiavolato dei rock’n’roll in una miscela esplosiva che mischiava Johnny Thunders, Keith Richards e Bob Dylan. Nikki era così, prendere o lasciare. E noi prendevamo sempre“. Adrian Nicholas Godfrey se ne andava il 26 Marzo 2006 dopo un’esibizione alla Knitting Factory di New York, e le parole di Hamilton Santià a recensione del suo ultimo album sarebbero già perfette da sole, perchè per Nikki Sudden la musica era ragione di vita e suonarla, e condividerla con altri artisti, emblema di purezza e innocenza.
Inventare il DIY con i Swell Maps
Birmingham, 1972. I fratelli Adrian Nicholas e Kevin Paul Godfrey, dopo aver visto Marc Bolan a Top Of The Pops, fondano i Swell Maps. Il primo singolo “Read About Seymour” merita di entrare, secondo Campbell Stevenson del Guardian, tra i 25 classici del punk: la band del resto è un caso più unico che raro, visto che i musicisti suonano senza rudimento alcuno il proprio strumento, facendosi ispirare dal kraut-rock dei Can e dal nascente mondo del Do It Yourself, che vedeva i Buzzcocks e i Desperate Bycicles emergere con i loro primi dischi.
Venerati da John Peel, i Swell Maps realizzano due album che passano alla storia come capolavori del post-punk (e dell’indie?) – A Trip to Marineville del 1979 e Jane From Occupied Europe del 1980 – per poi separarsi, con Epic Soundtracks che entra come batterista nei Red Krayola, Crime & The City Solution e poi These Immortal Souls e Nikki Sudden che si dedica a una lunga e tormentata carriera solista.
Nel 2021 l’altro membro fondatore Jowe Head riunisce i musicisti della band scrivendo con loro nuove canzoni. Invitati per il secondo Festival di Improved Sequence, al TPO di Bologna, la loro esibizione purtroppo salta all’ultimo momento.
“The Road Of Broken Dreams”, tra collaborazioni illustri e promesse non mantenute
Torniamo però a Nikki Sudden. La grandezza di questo artista? Ha saputo reinventarsi completamente; non si è dato per vinto, pubblicando dischi senza mai fermarsi.
Negli anni ottanta pubblica dischi rabbiosi e dissonanti come The Bible Belt, Crown Of Thorns e Robespierre’s Velvet Basement a firma The Jacobites (con Dave Kusworth e lo stesso Epic Soundtracks), alternando guizzi di rock’n’roll stonesiano a ballad inquiete e sarcastiche nella vena di Leonard Cohen e Neil Young – “Death Is Hanging Over Me” è un titolo che parla per sè.
Tenta il tutto per tutto entrando nel roster della Creation, ma nonostante il grande apprezzamento di Alan McGee, Nikki Sudden non vende. Lo stranissimo Kiss Your Kidnapped Charabanc del 1987, blues e lo-fi in liason con l’ex Birthday Party Rowland S. Howard, è a posteriori una delle migliori uscite dell’etichetta. Rocker maledetto, dedito alla vita on the road, la sua è una fragilità potenziata dalla dipendenza da droga e alcol, eppure gli anni novanta cominciano nel verso giusto, dato che Robyn Hitchcock e i R.E.M. lo apprezzano e suonano nei suoi dischi (bellissimo The Jewel Thief, che ai tempi consigliai al Bardelli per “1991. Il Risveglio Del Rock”, ma anche Red Brocade).
Un lascito enorme che non si finisce di scoprire
Ho sempre pensato a Nikki Sudden come a un altro Alex Chilton, talenti immensi ma collocati nel momento sbagliato. I dischi sopraccitati sono solo una piccola parte di un repertorio vastissimo, che si può in parte recuperare con le pubblicazioni di Secretly Canadian, Numero Group, Rough Trade per i Swell Maps. O tocca affidarsi ai mercatini con le edizioni originali a prezzi esorbitanti.
Io di mio mi impegnerò a finire la biografia di seicento pagine “The Last Bandit. A Rock’n’Roll Life”, scritta da Nikki Sudden negli ultimi due anni di vita e dedicata al fratello Epic Soundtracks (scomparso nel 1997). Perchè come dice Ryan Adams, “If you see a Nikki album you don’t have, you buy it!”
Foto: Discogs

