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A fine agosto siamo tornati a Cella Monte, nel Monferrato, al Jazz:Re:Found, il boutique festival che amiamo tanto e che conferma ancora una volta il proprio carattere.
JZ:RF anche nel 2025 è riuscito a proporre una line-up sofisticata, interessante, divertente, varia e al tempo stesso resa coerente da un filo conduttore forse complesso da definire, ma molto robusto. Abbiamo ritrovato il senso di comunità, la gente presa bene, il buon vino, il borgo meraviglioso pervaso e permeato dal festival, e anche le zanzare della fascia oraria 20-20:30, che ormai conosciamo per nome e che gestiamo agevolmente.
Quest’anno le nuvole spesso presenti hanno regalato una temperatura molto piacevole ma anche un acquazzone epico che ha condizionato una delle performance più attese (almeno da chi scrive ed ha fotografato) e più belle: quella di Adi Oasis. Abbiamo catturato in video il fulmine che si è abbattuto sul palco durante il suo show e che ha messo a tacere metà degli impianti audio per un’oretta buona!
Temporale a parte, le condizioni meteo alla fine sono state, nel complesso, buone, ma essendo state molto incerte pare abbiano un po’ compromesso le presenze all’evento. L’unico giorno in cui si capiva di essere al limite della capienza è stato il sabato, gli altri giorni non sono stati affollati.
Abbiamo visto molte cose, ma non tutte… sarebbe stato impossibile!















L’atmosfera dei DJ set del JZ:RF è sempre magica. La gente è felice. Davanti alle diverse console, in particolare sulla collina di San Quirico, all’Ecomuseo e al Dancing , abbiamo ballato con i groove di Colleen Cosmo Murphy, autorevole DJ e selettrice musicale newyorkese trapiantata a Londra, conduttrice dello show Cosmodelica su Worldwide FM; con il soul infuso di jazz e dub della viennese Flo Real, sangue mezzo africano, accompagnata dalla caldissima vocalist Cythia Cee; e con Coco Maria, Dean Bryce, Andrea Passenger; con Gino Grasso e Luca Trevisi, che ricordiamo bene come storico resident del Kinki di Bologna negli anni 90, e con l’onnipresente e potente Handson Family, che ha chiuso il festival con un set davvero atomico domenica notte e di cui più avanti troverete qualche dettaglio.





Quanto talento nel giovane chitarrista siciliano Matteo Mancuso! Forse è stato un paio di anni fa che Al Di Meola ha detto che Matteo Mancuso sta cambiando la geografia della chitarra jazz rock. Aggiungiamo che per quello che abbiamo sentito dal vivo, forse potrebbe cambiarne anche la storia.






Fulu Miziki: questa band della Repubblica Democratica del Congo realizza i propri strumenti e i propri costumi dalla spazzatura. Il loro afrofuturismo è molto energico e divertente, ma ci è parso un po’ montato ad hoc per platee occidentali.







Ancora tanto talento italiano dal collettivo Malasartoria Milano che ha proposto un ricco tributo a Roy Ayers.






Il rapper torinese Willie Peyote, headliner con un paio di festival di San Remo alle spalle, giocava in casa, a Cella Monte, nel giorno del suo quarantesimo compleanno. Bravo, caldo, incazzato e tanto contento di essere davanti al suo pubblico. Ci è piaciuto.






Ecco, scoprire gruppi come il collettivo franco-svizzero The Big Tusk è una delle cose per cui il JZ:RF è fantastico. Che grande sorpresa! Stupendi. Rock elettronico sperimentale che abita molto bene i festival di jazz più prestigiosi d’Europa. Che dire di più? Vanno ascoltati e va goduto ogni passo del viaggione che propongono.








Quella di Raffaele Costantino AKA Khalab e Baba Sissoko è stata una delle performance che aspettavo di più e che ho visto più volentieri. Nel celebrare i 10 anni dalla loro prima collaborazione, attendiamo un nuovo loro lavoro insieme. Pare arriverà presto e non vediamo l’ora!
PS: hanno suonato fra le 19:30 e le 20:30 e, come si può notare da una delle foto, hanno fatto ballare non solo tutto l’Ecomuseo, ma anche un bel po’ di zanzare.





Il Moses Yofee Trio è una ormai nota e prestigiosa ensamble Berlinese che fonde Jazz, R&B e soul creando sonorità morbide e piene di energia.







La sfortuna che ha avuto Adi Oasis, il cui live è stato interrotto da un violento temporale, non è riuscita ad affievolire l’intensità del suo show. La bassista, cantante e produttrice francese, di origini caraibiche, ora trasferita a New York, è a mio parere una delle voci R&B più interessanti del momento. Ho avuto i brividi quando, in attesa che sistemassero l’impianto messo a tacere da un fulmine, sotto l’acquazzone canticchiava “rain on me…” sulle note di Next Lifetime della Badu. Poesia! Lo show è durato solo la metà del tempo previsto, ma che meraviglia!






Dopo l’acquazzone, all’una di notte di venerdì è arrivato Obongjayar e ha risvegliato tutte e tutti.





Sabato, apre il main stage Rosie Lowe. L’eleganza del suo indie/lounge/neo soul si accosta perfettamente con il suo portamento e il suo carattere. Sublime.





Grande momento jazz nel main stage con la sassofonista e compositrice Nubya Garcia. Poco più che trentenne, di Londra, rappresenta assieme a diversi altri giovani artisti la nuova scena jazz UK che si sta facendo apprezzare tanto in tutto il mondo.






Chiude la serata di sabato sul main stage l’afrobeat di Seun Kuti e degli Egypt 80.



Abbiamo iniziato la domenica all’Ecomuseo, curiosissimi di sentire gli Addict Ameba, band milanese afrobeat, ethio-jazz, fusion che ci ha fatto ricordare i salti che abbiamo fatto l’anno scorso, sempre a Cella Monte, con gli Ezra Collective, e che vanta collaborazioni prestigiose come quella con Joshua Idehen.





Osservare, sentire dal vivo Kety Fusco è un’esperienza intensa. Il suo rapporto con l’arpa è totale, non si limita a suonare pizzicando le corde ma soffia, graffia, batte, abbraccia, pesta. L’innovazione che crea è sorprendente, l’energia che profonde è intensa.








Che artista! Roísín Murphy è una performer tanto audace quanto autorevole. Domina sul palcoscenico da vera regina. Quanta personalità, quanta esperienza, sfrontatezza, eleganza. Degna chiusura del main stage di un grande festival!





Qualche immagine della festa di chiusura sulla collina di San Quirico, con il delirio più totale scatenato da quelle adorabili pazzerelle della Handson Family.
Speriamo di rivederci l’anno prossimo!
