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Genesi di un artista a tutto tondo
Per un quarto di secolo, abbiamo conosciuto Tunde Adebimpe principalmente come cofondatore, cantante e autore dei TV On The Radio, una delle band più influenti della scena rock newyorkese del nuovo millennio. Sebbene il suo stile poetico siano stati centrali nell’opera del gruppo, TVOTR è sempre stato un progetto collettivo.
Oltre alla carriera musicale Tunde Adebimpe si è messo in luce da illustratore, pittore e attore per cinema e TV, apparendo in film quali Rachel Getting Married (2008) e Spider-Man Homecoming (2017), fino ai più recenti Twisters e Star Wars: Skeleton Crew (2024). Figlio di immigrati nigeriani, Tunde è cresciuto tra Nigeria e Pittsburgh. Trasferitosi a New York per studiare cinema, ha scoperto la stop-motion, lavorando a Celebrity Deathmatch di MTV. Senza saper suonare strumenti, ha adottato un approccio DIY esibendosi in performance noise e sperimentali che gli hanno fatto incontrare Dave Sitek.
Scrivere un disco per trovare gioia nel caos
Il progetto Thee Black Boltz nasce nel 2019, durante una pausa della band, e acquista forma nel 2021 con l’aiuto del polistrumentista Wilder Zoby. Il concept dell’album parte da un taccuino di idee, schizzi e riferimenti musicali, affrontando sia le tensioni globali post-pandemia che il dolore personale, segnato dalla perdita della sorella minore. Per l’artista scriverlo è stato un modo per affrontare il lutto e trovare momenti di gioia nel caos.
Il titolo riflette proprio questo: lampi di ispirazione e speranza che emergono dal dolore, come fulmini che illuminano la via nel buio. Oppure, come da lui dichiarato, “anche solo un bel nome per una band metal molto cool”. Entrando proprio nella disamina della raccolta, di metal non c’è nulla, però la doppietta in appendice “Magnetic”/”Ate The Moon” ci gusta e fa ballare grazie a un’elettronica ben dosata e staffilate ritmiche proprio in territori TVOTR.
Una materia pop che ci fa rimpiangere i TV On The Radio
Il disco però viaggia tra alti e bassi: più che bassi, momenti facili. “Pinstack” rimette in gioco le chitarre in una formula glam-pop non distante da Lenny Kravitz, mentre “Drop” e la probabile hit “Somebody New” flirtano con la house. “The Most” suona già più interessante, tra movenze reggae e new-wave che celano una ammirazione di sottofondo, ma pervasiva lungo il disco, per il folk “populista” (e da stadio con “ILY” e “God Knows”).
In “Ily” scimmiotta Eddie Vedder, con “Blue” il Beck tecnologico del nuovo millennio; “Streetlight Nuevo” infine apre la porta per uscire e guardare il mondo, pur sapendo che fino a quel momento aveva dato nelle mani dell’ascoltatore un lavoro sì scuro ma essenzialmente pop, e di un livello fin troppo citazionista.
65/100

