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A due anni dall’ultima esibizione romana, La Femme torna in capitale per il “Rock Machine Tour” in occasione di SA Waves, una preview “fuori stagione” di Spring Attitude (foto di Federico Carnevale).
Ad aprire la serata ci pensa Stolen Nova, progetto solista di Josh Landau, che dal vivo si traduce in un duo chitarra-batteria insieme alla talentuosa Hattie Steel. L’impatto iniziale richiama inevitabilmente i White Stripes per la formazione essenziale, ma il paragone si esaurisce lì: il loro set è una piacevole sorpresa, che attraversa più decenni e influenze musicali con naturalezza.
Alcuni fraseggi riportano ai primi Strokes, mentre i riff pesanti strizzano l’occhio agli Arctic Monkeys dell’era AM. Da bravi losangelini, non mancano momenti di psichedelia, con lunghi assoli che richiamano i più classici anni ’70. A chiudere il loro set ci pensa la cover di “Redbone” di Childish Gambino, reinterpretata con gusto e grinta, a conferma un’esibizione ben riuscita.
La Femme e il loro punto di forza
A seguire sale sul palco il sestetto di Biarritz. Essendo nel pieno del Rock Machine Tour, l’apertura è affidata ad alcuni brani dell’ultimo album: “Our Generation”, “White Night”, “Sweet Babe” e “Love is Over”. Da lì in avanti, il set si allarga a tutto il catalogo della band: l’accoppiata “Elle ne t’aime pas” e “Où va le monde”, “Cool Colorado”, l’ingresso a sorpresa del chitarrista degli Stolen Nova sul palco e altri brani tratti dai loro diversi progetti, per poi esplodere con “Sacatela”, dove le voci femminili emergono con forza e fascino. È proprio lì che La Femme si esprime al meglio. Quando a guidare il canto sono le ragazze, il gruppo assume una forza ipnotica — voci intonate, quasi magnetiche, capaci di dare una personalità distinta e riconoscibile. Nei brani dominati dalle voci maschili, invece, questo impatto si affievolisce.

Un mix di generi, tra forza e fragilità
È difficile non divertirsi a un loro concerto. Lo show, fedele allo spirito della band, è un mix dominato dalle chitarre, in cui si mescolano new wave, surf rock ed elettronica che fanno muovere tutto il tempo. Eppure, proprio questa capacità di spaziare tra generi porta con sé una riflessione amara: La Femme ha costruito la propria forza sulla contaminazione, sul continuo mescolare stili e sonorità. Ma è proprio questa molteplicità a rappresentare anche il loro limite. In oltre dieci anni, dai primi successi come “Sur la planche”, il gruppo ha cambiato pelle più volte, ma senza mai definire una forma definitiva. È davvero necessario definirne una? Probabilmente no, ma la loro è una ricerca tanto continua e affascinante quanto dispersiva. Un progetto brillante, ma con una maturazione artistica che sembra non arrivare mai. E questo, dal vivo, si avverte in maniera più evidente.

