[#tbt] Il privilegio di aver visto Beck “disturbato”

In quest’epoca di rinvii, cancellazioni e distanziamento sociale mi sento fortunato di aver potuto vedere in concerto Beck Hansen giovedì 7 Agosto 2003 a Urbino per Frequenze Disturbate. Certo, l’anno che verrà potrebbe essere quello del suo ritorno in Italia (tre date in programma a giugno a Roma, Lucca e Gardone Riviera) o al Primavera Sound, ma le emozioni provate nel tour del magnifico “Sea Change” – da noi spettatori e da lui – sono difficilmente ripetibili, o spiegabili.

Nella perla rinascimentale si è svolto un festival tra il 1996 e il 2010 che ha visto susseguirsi la crème dell’indie-rock, dai Dinosaur Jr. a Mark Lanegan passando per Arab Strap e Stereolab. L’edizione beckiana passa alla storia anche per i forfait last minute di Sonic Youth e Morrissey; tuttavia in quel giorno di grazia ci hanno accompagnato al tramonto il post-rock degli emergenti Giardini Di Mirò e il brit di classe degli I Am Kloot, a precedere il set del 33enne losangelino.

Fantasmi emotivi, la svolta all’orizzonte. Beck è lunatico, posseduto dal suo momento difficile, eppure trasuda maturità. Un blocco di sole quattro canzoni nuove (sugli scudi “Lonesome Tears”) è proposto tra “Tropicalia” e “Loser”, a sottolineare la catarsi per una storia d’amore a pezzi che viene esorcizzata tanto dal medley ultra-pop di Nelly-Beyoncè-Justin Timberlake quanto dal punk di una “Black Math” – gemma dei White Stripes di “Elephant” – o una “Devil’s Haircut” ballata da musicisti eccentrici in tutine bianche catarinfrangenti omaggiando i Talking Heads. Un artista che a metà del suo percorso vanta già brani leggendari (“Novacaine) e inni generazionali (“Beercan”), flirta con le charts in “Sexx Laws” mentre unisce classica e psichedelia per “Round The Bend” – non eseguita, sarebbe stata ciliegina sulla torta! – è più unico che raro, e lo sognamo tutti gli anni su un palco. Che sia per “Odelay”, “Guero” o l’ultimo “Hyperspace” tanto vale: siamo cresciuti con la sua musica.

(Matteo Maioli)