PIERPAOLO MARINO, “Otto brevi racconti” (La Vigna Dischi, 2013)

Otto brevi racconti - Cover hd

Definito dalla stessa La Vigna Dischi il suo merlot, il debut-album di Pierpaolo Marino, “Otto brevi racconti” possiede in effetti di questo vino il sapore intenso e morbido che in campo musicale lo fa viaggiare dalle parti del rock. Marino, che si avvale della collaborazione di amici e sodali come Fabio Genco (che registra, mixa e arrangia insieme a Pierpaolo), Carmelo Pipitone (Marta sui Tubi) e Paolo Tedesco (Clouds In A Pocket), confezione infatti un album essenziale, ruggente e amorevole come certe carezze callose.

Tuttavia “Otto brevi racconti” non è un album esclusivamente rock. L’incredibile maturità artistica di Pierpaolo Marino gli facilita la composizione di testi lirici ponderati e melodie dolci che catturano; se a ciò aggiungiamo una voce maschia (possente come si deve) che modula con naturalezza una malinconia, fatta ora di virilità spartana ora di morbidezza poetica, si capisce che lo spettro musicale a sua disposizione non rientra banalmente nella classificazione rock. Le tematiche della solitudine (subito espressa nell’agrodolce open-track “Solo”), di derelitte vite tragiche e abbandonate (la tetra e vellutata outlaw country “Angela”, la lirica e ineffabile “Joshua”), di attese in speranze sospese (la tenerissima “C’è un mondo”) di amori sensuali innervati da inquietudine e da una gioia rimandata ad un impreciso altrove o vissuta nel ricordo (l’esplicito rock di “La canzone degli amanti” che ammicca alla west coast, “Croce del sud” e “Piante carnivore” il cui impiego di synth e rhodes apre la via a suggestioni gloriosamente retrò) mostrano un’arte data dalla consapevolezza in nuce che la vita è dolore e che bisogna farsene carico senza cedimenti nervosi o dure amarezze. Trasuda la compassione di un cuore forte, qualità carismatica che non è frutto di ruvidezza rock. Stiamo parlando invece di alta tradizione autoriale, quella di De Gregori o di De Andrè in primis (“Due merli”), quella cioè di artisti che andando per la strada si sono liberati di fronzoli e maschere e sono divenuti poeti compassionevoli degli ultimi.

È la solidità della tradizione che Marino pone a basamento della sua arte che fa perdonare il punto debole dell’album – quale è la compiacenza di utilizzare a tempo opportuno cliché, tematiche e parole di luoghi musicali – e che allo stesso tempo fa della sincera partecipazione alla vita degli altri un forziere poetico di infinite soluzioni, e di “Otto brevi racconti” un debutto serio, importante e veramente promettente.

68/100

(Stefania Italiano)

9 maggio 2013

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