Intervista ai Calibro 35

Non poteva essere più azzeccato ed esplicito il titolo del nuovo disco dei Calibro 35 (“Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale”) che contiene dieci pezzi nuovi, un brano di Morricone e una composizione di Piero Piccioni. Impressionante vederli suonare live, sia in un grande live club, così come in uno studio radiofonico con pochi strumenti alla mano, dove riescono però a plasmare un suono intenso, travolgente, unico. In occasione della data all’Off di Modena abbiamo parlato del nuovo album con il chitarrista Massimo Martellotta, una persona davvero simpatica che ricorderemo per quel suo accento tra il romano e il toscano, oltre che per la sua preparazione e percepibile cultura. Se non avessi mai sentito i Calibro 35, credo che dopo questa lunga chiacchierata correrei a comprare un loro disco. D’altronde si fa così anche con le copertine degli album: se una grafica è accattivante e ci piace, andiamo a colpo sicuro. Così, con un piacevole oratore. In più, parliamo di uno dei migliori gruppi italiani in circolazione. Si va a colpo sicuro!

Leggo che avete registrato il vostro ultimo disco è stato registrato in soli 5 giorni a New York, negli studi Brooklyn Recording e Mission Sound. L’ennesimo connubbio tra cinema e musica, se si pensa, che proprio a Brooklyn, sono state fatte le riprese di leggendari film. E poi, per chi ha avuto la fortuna di visitare questo quartiere underground, sa che si respira un’aria particolare, impregnata di arte a 360°. Direi che non potevate scegliere location migliore per dare vita al vostro disco…
Quello di registrare a NY è stato proprio un regalo che ci siamo fatti. Avevamo già in programma un viaggio negli States, per il South By South West Festival (Texas), dove eravamo stati invitati e così, abbiamo sfruttato l’occasione per restare un po’ in America e lavorare al nuovo album. Per la prima volta, nella storia dei Calibro 35, ci siamo concessi il lusso di stare tutti insieme, 24 ore su 24, in uno studio di registrazione per quasi una settimana. Fino ad ora non era mai successo, abitando in città diverse non passiamo mai così tanto tempo insieme e i precedenti dischi-continua Martellotta- li abbiamo sempre registrati in un giorno, per scelte metodologiche ed esigenze dei singoli musicisti. Sicuramente l’atmosfera che abbiamo respirato in questo tour ci ha influenzato, a partire dall’esperienza texana, sino alla permanenza nella zona più hipster di NY, entrando nello stesso disco.
Lo studio stesso è stato scelto per la quantità di strumenti particolari che c’erano. Ecco perché poi nel disco ci sono pezzi arrangiati con un sitar, piuttosto che altri con un vibrafono preso da una radio dei primi anni ’50… In più, l’atmosfera da italo-americani palpabile in un quartiere come Brooklyn, ribattezzato Broccolino, nel periodo di più intensa immigrazione a fine ‘800, primi ‘900.

Quindi il disco nasce proprio in questo studio? Come vi immagino io, ad improvvisare su idee di uno o dell’altro…. O è frutto di vecchi lavori messi nel cassetto e rielaborati?
Un po’ di materiale lo avevamo, frutto di appunti dei vari soundcheck del tour scorso. Poi qualche brano ‘rompighiaccio’ come li chiamarli io, che mi ero premunito di portare… In verità poi tutto è nato da una scrittura molto fluida e corale, che ci ha sorpreso positivamente. In tre giorni di registrazione avevamo già messo registrato 19 pezzi, nel disco ne sono finiti solo 12 e infatti-commenta- eravamo indecisi se fare un doppio album. Quindi sicuramente la scrittura è nata come immagini tu, grazie ad un lavoro corale naturale.

L’America è sempre stata enfatizzata da noi italiani, come terra di grandi aspettative. Mi sembra che ci sia un sogno americano nascosto anche nei Calibro 35…
L’America, anche se non lo abbiamo voluto più di tanto, è diventata un po’ una seconda casa. Il primo festival USA a cui abbiamo partecipato è stato Hit Week di Los Angeles, poi cercammo di farci conoscere a NY e arrivò anche il contatto con la nostra attuale etichetta che ci stampa il disco in America. Quella degli USA è stata un’evoluzione naturale… New York, ma anche l’America in generale, è una città molto ospitale, unica.

Confermo! Avrete notato che in America, dove i vostri dischi sono stati davvero apprezzati, c’è uno spirito diverso nel fruire la musica live…
E’vero, negli States la gente è molto più abituata di noi ad andare ai concerti, a seguire con attenzione gli opening act. Sono attenti e rispettosi verso gli artisti, indipendentemente dalla qualità, che noi fatichiamo a capire. In Italia siamo sempre troppo attenti a tutti, siamo un po’ allenatori e recensori, mentre la sensazione che percepisci in America è proprio che la gente si gode i live. E dire che noi eravamo prevenuti, perché in America non conoscono l’estetica e il filone poliziesco anni ’70 … Sono un po’ rimasti agli Spaghetti Western. Tuttavia la cosa ha funzionato bene, sia a New York che a Los Angeles. Se suoni nei posti giusti il passaparola aiuta a farti conoscere, pensa che tra gli spettatori che ci hanno fatto i complimenti a fine concerto c’era anche Flea dei Red Hot Chili Peppers.

Anche questa volta nel disco c’è un brano del Morricone più oscuro “Passaggi nel tempo”e, per la prima volta, una composizione di Piero Piccioni ‘New York New York. Come mai la scelta di includere anche questo pianista, direttore d’orchestra, compositore e organista italiano, autore di centinaia di colonne sonore?
Era l’unico che mancava ancora all’appello, non certo perché meno importante dei compositori presenti nei precedenti dischi come Bacalov o Morricone, Umiliani… Solo, non era in linea con il sound più funk e più ruvido dei vecchi dischi, Piccioni possiede un mood più leggero. Ci dispiaceva non inserirlo e questa sua ‘New York, New York’ era perfetta per essere registrata nello studio di Brooklyn.

Ho notato che durante i vostri live utilizzate strumenti vintage, come nel caso dell’EKO TIGER di Gabrielli. Oltre all’estetica, immagino che alla base di queste scelte ci sia anche una ricerca di suoni.
L’organo di cui parli tu, in verità, è stato messo nelle mani dello strumentista il giorno della prima registrazione. E pian piano ha imparato ad utilizzarlo. Certo dei suoni di un certo tipo escono solo con determinati strumenti, il suono che volevamo uscisse dall’organo di Gabrielli non poteva averlo usando un Hammond. In America oltre alla rosa di strumenti vintage c’era una quantità di strumenti rari mai visti. Come un harpsichord, una sorta di clavicembalo elettrico amplificato che si sente in ‘Buone Notizie’; oppure delle campane tubolari, strumenti da 30/40.000 euro che servono solo per riprodurre un suono tipo ‘STONG!’ e basta… Abbiamo usato anche quello! E poi una chitarra sitar e altri numerosi strumenti che ci siamo divertiti a testare. Se no, quando ci sarebbe mai capitato? Innegabile poi che la scelta degli scelta degli strumenti fa parte anche dell’estetica delle colonne sonore, vedi Morricone.

Hai citato prima i film spaghetti western, e io ti cito l’ultimo acclamatissimo ‘The Artist’. Film muto in bianco e nero, provocazione verso una ridondante e altisonante retorica cinematografica contemporanea. Un grande successo da parte della critica e del pubblico, pensi che sia un segnale positivo che ci fa ben sperare verso una più viva curiosità del pubblico. Magari anche di quello musicale?
Io credo che in questo caso sia fondamentale l’uso di internet, che ha ampliato i canali di promozione. Attraverso questi nuovi network si può percepire ciò che piace o non piace alla gente, avere un riscontro diretto, senza che sia filtrato dalla critica o dai mass media. Ciò che vende e funziona, che riesce a stare in piedi, sono quei progetti che danno un motivo valido al pubblico di acquistare il tuo prodotto. Che si reggono sulla passione condivisa. Prima era impensabile raggiungere un tot numero di fan e pensare che ti supportino, ti faccio l’esempio del nostro disco che abbiamo messo in pre-order sulla nostra pagina di Bandcamp ad un euro. Questo fino al primo febbraio, poi il costodel disco aumentava di un euro al giorno, fino a raggiungere il 7 febbraio il prezzo definitivo dell’acquisto digitale, ovvero 7,5 euro. Una provocazione e un esperimento per vedere come andavano le vendite, in due giorni, abbiamo venduto più dischi di quanto non abbiamo mai fatto dall’inizio del nostro progetto. Questo per darti un metro di come la gente segua e sostenga la musica. Infine, anche se il disco era ad un euro, la maggior parte ne ha versati cinque e ne ha parlato direttamente, sentendosi parte di un progetto, oltre a dare a noi un riscontro diretto. Un valore aggiunto a quei progetti che, sulla carta possono o non possono fare numeri. Come nel caso del film che citi tu, autoreferenziale, che parla del modo di fare cinema dei primi del ‘900, che tratta la storia di una starletta del cinema… Ha fatto successo perché ha trovato una nicchia di fan che ha fatto passaparola. Prima dell’avvento di alcuni mezzi di comunicazione tutto ciò non sarebbe stato possibile.

Quindi mi sembra di capire che non condividi la frase di Neil Young che ha detto: “Steve Jobs è stato un pioniere della musica digitale e la sua eredità è enorme. Ma quando tornava a casa, ascoltava i vinili”
Credo che questo tipo di polemica sia di facile strumentazione da parte dei media e non credo, che si possa paragonare il vinile alla musica digitale. E’ un paragone sterile, sono due cose diverse e non capisco perché debbano essere in competizione. Invece penso che la metà delle persone che hanno comprato il nostro disco in download lo comprerà in vinile, che è il formato che vendiamo per altro di più ai concerti. La gente vuole l’oggetto fisico. Se vuoi un disco in digitale lo ascolti o lo prendi, se no compri un disco su supporto audio. Pensa che noi per questo album abbiamo pensato di fare anche le audiocassette…

L’ho letto! Ma questa è una strategia di marketing o un’analisi di mercato?! (Ironizzo) Credo di essere una delle poche ad averla ancora in auto…
Dici? Anche io ce l’ho! Abbiamo trovato un rivenditore che ce le produceva ad un prezzo accettabile e abbiamo fatto questa pazzia. Ci divertiva farlo, ma ci devono ancora arrivare….

Spero di vedervi preso in un vecchio cinema decadente, riadattato a live club allora.
Le date sono tante tutte aggiornate sul nostro sito, eccone alcune: ti aspettiamo!

Queste sono le prossime date dei Calibro 35:
16/03 Bologna “TPO”
17/03 Pordenone “Deposito Giordani”
23/03 Palermo “Candelai”
24/03 Catania “Mercati Generali”
29/03 Eboli (SA) “Centro Culturale C2O”
30/03 Conversano (BA) “Casa delle Arti”
31/03 Lecce “Officine Cantelmo”

(Gloria Annovi)

13 marzo 2012

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