THE DEATH OF ANNA KARINA, “Lacrima/Pantera” (Unhip Records, 2011)

Non avrei mai pensato, anni fa, di recensire dischi di gruppi italiani. Ero troppo vincolato alle sonorità di matrice anglosassone, trovavo tutto da noi troppo scontato, troppo cantautorale, troppo prevedibile. Poi scoprii gruppi quali Verdena, One Dimensional Man, Marlene Kuntz, Santo Niente. Gruppi che osavano andare oltre, inglobando nel loro DNA influenze nord-europee e nord-americane.

Tutta questa anticipazione per ribadire quanto la scena nostrana attuale sia in ottima forma, come attesta questo “Lacrima/Pantera”, terzo disco per i Death Of Anna Karina. La novità più rilevante è il passaggio dall’inglese all’italiano: se per molti gruppi è un’evoluzione sofferta e difficoltosa, in questo caso, oltre ad essere spiazzante, sembra la scelta naturale per assecondare il tappeto sonoro. Questi undici pezzi sono una ventata d’aria fresca: profondi, cupi, sono il ritratto della sofferenza, il racconto di un’alienazione ricercata e di una tristezza abissale. Le vecchie influenze post-hardcore della band emiliana ben si amalgamano con sonorità più elaborate, debitrici tanto agli ultimi At The Drive-In quanto alla scena noise statunitense.
Sarebbe troppo facile accostarli alla proposta del Teatro Degli Orrori, anche se il paragone potrebbe essere in parte azzeccato. La differenza è la percezione del messaggio: se la band di Capovilla (ormai impresario, visto come smonta e rimonta a suo piacimento i componenti) punta al risveglio della coscienza degli ascoltatori, i Death Of… scandagliano la psiche scavando all’interno del chiaro-scuro mentale presente in ognuno di noi.

Mi nascondo in un pozzo mentre continuo a fissare la Luna, senza cercare nessun appiglio che possa distaccarmi da un isolamento forzato. Questa “Anticipazione Della Notte” è nata quasi “Per Scherzo”. Nel proseguo dell’oscurità, “Inevitabilmente”, sfuggo alla “Dissoluzione” totale tramite l’aiuto di una corda, quella che mi ha aiutato a calarmici dentro.
Estraggo un coltello che ho nascosto nel cruscotto della mia auto. Ricordo ancora quando mio nonno ci ripeteva: “Sparate Sempre Prima Di Strisciare”. Non ho mai capito molto bene questa espressione, so solo che sono un vigliacco, e questo “Vile Omicidio” che mi appresto ad eseguire ne è la conferma.
“Gli Errori E Di Fronte A Noi Il Nulla”…Sì, nella mia vita ne ho fatti fin troppi, di errori. “Un’Ultima Volta”, stavolta me lo sono promesso. Ho voglia di fuggire, io e la mia anima, “Così Che Non Potranno Più Prenderci”.
Me ne vado, sporco di sangue, mentre fischietto quel pezzo “Strumentale” che mi fa stringere così tanto il cuore. “Quello Che Non C’è”, in questo momento, è il mio piccolo lettore mp3, fedele compagno di viaggio. Questo sarà sicuramente il più lungo e pericoloso…

Lunga morte agli Anna Karina.

79/100

(Matteo Ghilardi)

14 Aprile 2011

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