MEG, Psychodelice (Multiformis, 2008)

Non gli è bastato rifare il look a quel povero mondino del Bugo-Bugatti, che ora se ne va in giro presentandosi come un improbabile star del pop elettronico. Stefano “Stylophonic” Fontana ha messo il suo zampino da dj-producer anche nell’ultima creatura di Meg, una che all’elettronica non è nuova: la “mano pesante” del coproduttore si è comunque rilevata fondamentale quando si è trattato di spingere l’ex pasionaria dei 99 Posse a riscoprire la propria missione musicale nella sua accezione più concreta.

Nelle note che introducono all’ascolto di “Psychodelice” si cita Vivian Lamarque: “la poesia può curare ma anche far ammalare, quando ti avvolge nel suo abbraccio facendoti perdere di vista la vita reale”. E questi sono esattamente le due facce di un’unica medaglia tra le quale fanno la spola i brani del nuovo album: mentre in “Pandora” o “Permesso” Bjork e la sua algida Islanda continuano a rappresentare la stella polare, l’altra metà del disco è tesa a recuperare un aspetto originario e fondante del trip hop, qualcosa che uno come Robert Del Naja non ha mai scordato: l’attaccamento al sociale, ovvero ciò che più giustifica la parentela del sound di Bristol con l’hip hop dei ghetti americani. “Fammi sentire distante da ciò che più a cuore mi sta” canta Meg nel ritornello del primo singolo-martellone, ma sono proprio le violente bordate da dancefloor ad opera di Fontana che la richiamano con i piedi per terra su questo brutto, brutto mondo: non solo amore e pioggerelline dorate dunque, ma anche i politicanti e le loro “Promises” da marinai, l’amore dai tempi difficili per Napoli, gli indelebili ricordi del G8 genovese. In questa direzione “Napoli Città Aperta” e la tamarrissima “Running Fast” hanno un piano ben preciso: combattere le guerriglie sociali dei Clash con le armi affilate dell’electroClash.

Rimane da chiedersi se el pueblo unido sia già pronto per accettare una nuova generazione di cantacronache che sotto il braccio tengano un programmatore piuttosto che la buona vecchia chitarra: nel caso, Meg è qui apposta.

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