HOT CHIP, The Warning (DFA / EMI, 2006)

Gli Hot Chip li avevamo lasciati nel 2004 con alle spalle un promettente “Coming on strong” fresco esordio synth-pop in salsa electro-funky, non privo di riferimenti vocali soul tra Prince e Talking Heads. Quasi due anni dopo, tra remix e succosissimi EP, giungono le sirene di Tim Goldsworthy e James Murphy (il leader degli LCD Soundsystem), affiatato duo di produttori di punta dell’ambiente newyorkese, i quali, puntando a occhi chiusi sulle potenzialità del quintetto inglese, riescono a farlo entrare nel giro dell’influente DFA Records. Ed è proprio la loro DFA (Death From Above) a distribuire negli States l’attesissimo seguito “The warning” tentando la mai facile impresa di lanciare una band britannica sulla scena d’oltreoceano. Col senno di poi – questo è uno dei pro nello scrivere recensioni così ritardate – possiamo dire che l’esperimento è riuscito. E, cosa più stupefacente, senza snaturare le prerogative del sound degli Hot Chip. Sebbene l’inizio sembrerebbe dimostrare il contrario. L’introduttiva “Careful”, un nevrastenico break’n’beat alla Chemical Brothers, scuote la spaziale suite di synth d’apertura che riappare, fioca e riecheggiante, solo a fine-pezzo. Ponte ideale per la meravigliosa “Boy from school” un brano che solo in Italia non ha conquistato i club più trendy. Tutto sommato, però, conoscendo gli ambienti disco italiani, è anche una fortuna che una melodia così colorata e suggestiva non sia stata impietosamente deturpata da qualche rinomato producer nostrano e sbattuta nel controverso scenario dei dancefloor estivi. Stesso discorso che si potrebbe fare per l’altro potenziale tormentone “Over and over” – all’estero lo è diventato -, electro-dance di classe (ottima la campionatura di chitarra e l’imprevedibile intermezzo con assolo distorto e dissonante), sbarazzina e furba al punto giusto con quel clapping incalzante che sospinge una di cantilena che entra in testa dopo mezzo ascolto. E non è l’unico brano che ha fatto la fortuna della DFA. C’è “Just like we (breakdown)”, il brano che ricorda più da vicino le intuizioni ritmiche delle alienanti basi degli LCD Soundsystem, non a caso incluso da James Murphy e soci come pezzo di chiusura del capitolo primo della “DFA Remixes”, la prestigiosa raccolta dei remix curati dall’etichetta, uscita sempre nel 2006.

Ma nel resto del disco – fatta eccezione per “Tchaparian”, pensate alla pulizia tutta electro dei Royksopp destrutturata in senso industrial – c’è ampio spazio per i momenti più autenticamente Hot Chip. Da “Arrest yourself” synth-pop tra Soft Cell e i Depeche Mode di “Speak and spell” a momenti, patinati quanto efficaci, di puro revival anni 80. Nelle spigolose trame sintetiche di “No fit state” e nella liquida elegia spaziale “So glad to see you” (con tanto di inserti di voce robotica alla Kraftwerk) le sovrapposizioni tra le gelide e penetranti linee vocali di Joe Goddard e il caldo falsetto di Alexis Taylor, è roba da nuovi Human League. Due singer dal talento fulgido, che mettono in luce nei brani più sommessi e meno catchy. Si ascoltino “Colours”, rilassante filastrocca elettronica degna dei Postal Service, o le trasognate e svagate atmosfere di Hood e Notwist in “Won’t wash” e “The warning” in cui il tappeto di effetti magistralmente giustapposto ha un effetto, mi si passi il giro di parole, rassicurante quanto anestetizzante. Chiude il quadro, e non poteva mica mancare, la ballatona da party “on the seaside” , la soffusa e romantica “Look after me” in cui ritornano a galla quelle venature soul peculiari del collettivo londinese.

Insomma, a conti fatti, dopo quasi un anno questo “The warning” non perde minimamente il fascino dei primi ascolti. Un disco senza punti deboli che riconferma quanto di buono si era intravisto nel loro esordio, ossia un incredibile equilibrio tra ottime intuizioni pop e sonorità elettroniche mai forzate. Un equilibrio che deve non poco alle influenze sopra citate, ma che è tenuto in piedi dalla chiave di volta che troppo spesso manca alle band contemporanee, vale a dire la capacità di scrivere delle canzoni con la c maiuscola.

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