DISCO DRIVE, Things To Do Today (Unhip / Audioglobe, 2007)

Credo di essere una delle poche persone al mondo che ai concerti dei Disco Drive si annoia. Ebbene sì: tutta quell’accanirsi percussivo che lascia entusiasti quasi tutti, a me lascia completamente indifferente, e dopo un paio di pezzi la voglia di allontanarsi e bere una birra è fortissimo.

Preambolo necessario, questo, per far capire quanto alle mie orecchie “Things to do today” sia stata una vera e propria bomba: un disco ostico, coraggioso, dissonante, che riesce a essere ritmico anche in assenza di ritmo.

Si balla sulle ceneri del punk-funk, e quella dei Disco Drive è una danza tutta mentale: certo, qualcosa ricorda ancora la sbornia di “What’s wrong with you, people?” (il singolo “It’s a long way to the top”, dilaniato dai sibili violenti della chitarra, o una “Out of sound” che si guadagna senza sforzo il titolo di riempitivo), ma “Things to do today” è soprattutto una ricerca ritmica incessante, al limite della paranoia.

Il ritmo qui è ovunque, nascosto dal synth fantasmatico di “Grow up” (stupenda nel suo vortice finale) o tra le onde distorte che tornano, ogni volta più violente, a rompersi sull’accenno di melodia di “The flower stall”, tra le vocine e le ferraglie di “Goodbye” o nel raga stregonesco di “Find me animal”, fino all’hip-hop deviato della title-track.

Sì, hip-hop: del resto, non sono proprio i Disco Drive a proporre dal vivo una cover di “Fuck the police” degli NWA? I pattern ritmici sono quelli, il giocare con le parole dotate di un battito proprio arriva da lì. E da lì riparte il trio torinese, in un percorso che dal punk-funk li sta portando su territori sempre più devianti.

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