GARBO, Migliaia di rose (Mescal/Sony, 2003)

E’ un EP a segnare il ritorno discografico di Garbo, a gettare ancora un po’ di luce su “Blu”, uscito lo scorso anno; ed è proprio da questo disco che è tratto il suo ultimo singolo, “Migliaia di rose”, una fluida e battente melodia wave su un testo-sciarada; il piatto forte dell’EP, però, sta nei cinque brani che Garbo ha registrato live con i Sirenetta H nel corso dell’ultimo tour: un efficace compendio dei brani storici, dei singoli che lo resero noto (anche se dubito che di notorietà vera e propria si possa parlare per un artista considerato sempre troppo poco dai più) all’inizio degli anni ’80.

Una sorta di mini-album live, dunque, o di un piccolo e parziale greatest hits: è piacevole riscoprire certe sonorità tra pop e new wave, sempre caratterizzate da un uso misurato delle sonorità elettroniche e da uno sguardo costantemente rivolto al di là dei confini nazionali, che riporta alla mente nomi ingombranti con il Bowie berlinese, David Sylvian o gli Ultravox!.

Certo è che molte band italiane, Bluvertigo in testa, devono molto alla musica del cantante lombardo (un omaggio, più di una collaborazione, forse, la partecipazione a “Migliaia di rose” da parte di Luca Urbani dei Soerba); per chi, invece, non ha mai avuto modo di ascoltare canzoni come la storica “A Berlino…va bene”, la dolce “Quanti anni hai?” (in origine cantata con Antonella Ruggiero), l’impetuosa “Radioclima” (che all’epoca vinse il premio della critica al festival di Sanremo), “Il fiume” e “Vorrei regnare”, questo EP rappresenta un ottimo riassunto di ciò che Garbo è stato: un autore di canzoni che, a distanza di vent’anni, ancora non sono invecchiate, pur rivelando senza ombra di dubbio il periodo in cui sono state composte; per chi, invece, non sopporta questo tipo di sonorità, il consiglio è di starne alla larga senza rimpianti…

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