AEROSMITH, Young Lust (2CD, Universal, 2001)

Alcune cose migliorano col tempo, come i buoni vini e gli Aerosmith”. Il giornalista Gerri Miller esordisce con questa frase, all’interno della breve
biografia compresa nel booklet di “Young Lust: The Aerosmith Anthology”, l’ultimo doppio compact della rock band di Boston, uscito da pochi giorni
nei negozi.

Con oltre 100 milioni di dischi venduti nell’arco di una carriera ultra trentennale, stropicciati da ogni tipo d’eccesso possibile – tanto da far meritare ai leaders Tyler e Perry l’appellativo di “Toxic Twins” (gemelli tossici) – il gruppo tira le somme del periodo che va dall’85 al ’98. E lo fa con una raccolta che sì contiene tutti gli hit di quel periodo, ma li avvicina a composizioni meno note, come la ritmata “Don’t stop”, o a cover (alzi la mano chi sapeva che il film “Air America”, con Mel Gibson, conteneva una rilettura di “Love me two times” dei Doors). In chiusura del secondo cd vengono inoltre presentati quattro brani tratti da “A little south of sanity”, ultimo album live di 4 anni fa che mostra l’energia sprigionata dal quintetto negli shows, nonostante l’età media dei suoi membri superi il mezzo secolo.

La band composta da Steven Tyler alla voce, Perry e Withford alle chitarre, ed Hamilton e Kramer alla sezione ritmica, può essere considerata una delle formazioni più longeve della musica rock, riuscendo abilmente a reinventarsi nel corso degli anni. Nella seconda metà degli anni ’80, quando la spirale del successo cominciava a farsi discendente, riuscirono a tornare in auge, e a conquistare una nuova generazione di fans inserendo nel loro sound, già vibrante di influenze blues e hard rock, elementi riconducibili al pop.

Questo rinnovamento si può udire nel primo compact, ascoltando il rock duro e corrosivo delle prime tracce, come “Let the music do the talking”, seguito dalle più orecchiabili “Rag doll” o “Dude (looks like a lady)”, quest’ultima inserita anche nella colonna sonora di “Mrs. Doubtfire”.Anche se nella produzione recente i lenti come “Angel” e “What it takes” sono più frequenti e commerciali che in passato, il gruppo non ha mai rinunciato a canzoni fragorose: “Eat the rich” e “Living on the edge” (qui in versione acustica), sono un ottimo esempio di potenza unita a una melodia che resta in mente sin dal primo ascolto.

“Young lust” offre 2 ore e mezza di grande rock, accompagnato dall’ironia (prepotentemente visibile sulla copertina) che ha da sempre contraddistinto una delle band più amate ed emulate del pianeta. Da menzionare, per tutti gli appassionati di Nu-metal “Walk this way”, il primo successo di genere crossover, suonata coi Newyorchesi Run DMC, prima che la fusione tra rap e rock venisse chiamata così. Che volere di più?

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