CARMEN CONSOLI, L’anfiteatro e la bambina impertinente (Universal, 2001)

Il primo album dal vivo di Carmen Consoli è il souvenir di una serata particolare, quella che lo scorso luglio l’ha vista salire sul palco del Teatro Greco di Taormina, accompagnata da un’orchestra di cinquanta elementi: in scaletta ci sono brani tratti dagli album finora pubblicati dalla cantautrice catanese, riarrangiati in chiave sinfonica dalla stessa Carmen assieme al maestro Paolo Buonvino che dirige l’orchestra. L’occasione è specialissima, vuoi per la splendida cornice, vuoi per la sfida intrapresa: una delle voci più in vista del rock nostrano si cimenta con il connubio fra canzone e musica “colta”, strada che molti hanno provato in passato a dispetto delle molte insidie che presenta.

Nella sfida Carmen si è gettata a capofitto, ha messo alle sue canzoni il più sgargiante dei vestiti da sera, senza aver paura che potessero sfigurare: gli arrangiamenti sono pieni, sontuosi, non c’è traccia di velleità minimaliste; i colori predominanti sono caldi, e l’aroma è di spezie mediorientali. L’iniziale “Per Niente Stanca”, la più recente “Equilibrio precario” sono sostenute dagli elaborati arabeschi orchestrali, che riempiono la scena incalzando la voce accorata della ragazza.

L’orchestra non è tuttavia l’unico protagonista della serata: il concerto si svolge in un clima di celebrazione, da festa del santo patrono, grazie alla udibilissima presenza del pubblico siciliano, accorso ad applaudire la propria beniamina. Il missaggio dell’album non attutisce la presenza della gente, anzi, è tutto un fiorire di “sei stupenda!”, “sei un mito!”, “sei una cantantessa!” e applausi scroscianti che squarciano l’aria dell’anfiteatro, anche dove i passaggi più sommessi meriterebbero un po’ di silenzio (vedi in “L’ultimo bacio”); inoltre la voce di Carmen risulta costantemente doppiata dai cori del pubblico entusiasta, con un leggero effetto parrocchiale, che stride un po’ a contatto con la ricercatezza dell’allestimento orchestrale. Del resto, questa è la festa che Carmen ha voluto regalare agli amici di casa sua, e loro vogliono solo lei: uno se ne rende conto quando l’orchestra si fa da parte e lei resta sola con la chitarra, a sfoderare l’ennesima, intensa “Confusa e felice”: lì sono solo Carmen e il suo pubblico, e lì sembra che non manchi nulla.

Altrove la commistione fra il pubblico, l’orchestra e “la bambina impertinente” è perfetta, come in “Blunotte”, dove è un continuo montare di ondate emotive, sospinte dagli archi e dalla voce commossa. Carmen, del resto, è perfetta: si conferma un autentico animale da palcoscenico, capace di mettere tutta se stessa nell’interpretare le sue storie intime e spesso sofferte, con una sincerità e un’intensità che hanno pochi paragoni nell’italico panorama. In questo concerto/album comunque non ha dovuto dimostrare nulla, a dispetto della sfida “orchestrale”: ci ha messo semplicemente tutto l’amore che nutre per quello che fa e per il proprio pubblico, allestendo una grande e sfarzosa festa. In questo senso, la presenza dell’orchestra sembra quasi una premura da padrona di casa, che vuole che la tavola sia imbandita di ogni prelibatezza, e pazienza se qualcosa andrà buttata.

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