BLUR, Leisure (Food Records, 1991)

In un momento particolarmente brillante per la scena indie britannica, in piena era baggy, i Blur fanno il loro esordio con “Leisure”. Preceduto dal primo singolo “She’s so high” (anche opening track dell’album), il lavoro si inserisce appunto nel Nuovo Rinascimento Inglese, insieme a gruppi come Stone Roses, Charlatans e House of Love. A tratti ancora acerbo in alcune composizioni (le scolastiche “Repetition”, “Fool” e “Come together”, davvero troppo debitrici al suono degli Inspiral Carpets o dei suddetti Charlatans), “Leisure” mette però in risalto più pregi che difetti, facendo intravedere le enormi possibilità del gruppo. Canzone guida del CD è la stupenda ed incalzante “There’s no other way”, estratta anche come singolo, la quale fa conoscere al grande pubblico inglese l’energia e la causticità dei quattro londinesi. Sullo schema di “There’s no…”, poderoso riff iniziale e seguito melodico e ballabile, troviamo “Bang” e “High cool”, tipici esempi di baggy style. “Sing” e “Birthday” sono i due episodi più introversi dell’album, estremamente ripetitive ed angoscianti: la prima finirà qualche anno dopo sulla colonna sonora di “Trainspotting”. Chiude il lavoro la psichedelica “Wear me down”, eccezionale pezzo che fa risaltare un limpido ritornello e che ci mette di fronte alla già grande perizia del chitarrista Graham Coxon.

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