THE INFESTICONS (Mike Ladd), Gun Hill Road (Big Dada, 2000)

Se non sapete chi sia Mike Ladd, questa è l’occasione per fare amicizia. E’ cresciuto con KRS ONE e i De La Soul, quindi ci sa fare con l’hip hop. Non è una vecchia gloria comunque, è giovane. E non gli mancano le idee. “Gun Hill Road” fa il punto sul personaggio, che a dargli del produttore si fa un torto. Chi ha ideato un album così è un inventore, prima di tutto. Date un’occhiata alla track list, strano eh? Ah, altre due parole per dirvi che i compagnetti di viaggio sono altre superstar, sono i Company Flow, gli Anti-Pop Consortium, An Army of Thousand. E ora l’album.

“Gun Hill Road” è il racconto demenziale della guerra tra gli Infesticon e i Majesticon. Gli Infesticon sono i buoni, e i Majesticon i cattivi che vogliono sottrarti la realtà. In altre parole, gli artisti underground, gli Infesticons, contro il mainstream, i Majesticon. Niente di nuovo, parrebbe. Quanti sono i rapper che intraprendono una crociata personale contro le major discografiche? O contro chi svende il proprio talento per fare soldi? Niente di simile, dimenticate ciò che avete sentito sinora. Dimenticate i rapper profondi, i futili, i seriosi e i simpatici. Una cosa così non l’avete mai sentita. Al grido di “God bless the Infesticons, fuck the Majesticons” (Hero Theme) lo scontro epico e maccheronico snocciola rime e immagini assurde, e basi di conseguenza. Se dovessi dare i pallini a questo album, forse non ne prenderebbe più di tre (su cinque). Mike Ladd è un signor produttore, e chi gli lavora intorno per Infesticons sono tutti campioni affermati della scuola hip hop, ma non è un problema di pallini. Con vocabolo obsoleto potremmo dire che l’album è un concept, un lavoro a tema insomma. E avremmo fatto il nostro dovere di bravi recensori. Ora però, per descrivere quanto “Gun Hill Road” sia un evento unico e luminoso mi occorrono altre parole. Che ne dite di inedito, impertinente, assurdo, stimolante? Non c’è nulla di simile in giro. Di tanto divertente, irriverente, e perché no indefinibile.

O meglio, inqualificabile. I De La Soul dell’esordio avevano insegnato all’hip hop l’ironia serena e non aggressiva. Gli A Tribe Called Quest vantano “I Left My Wallet in El Segundo” nell’album di esordio, ma “Gun Hill Road” fa dell’altro. Fa del buon rap per varare un’opera buffa anacronistica. All’apparenza, anacronistica. Già qualcunaltro aveva fatto la sua ‘opera-rap’, tra questi Prince Paul. I risultati erano stati buoni, ne era venuta un’opera difficile e spiazzante. Al paragone, l’epopea degli Infesticons sembra un gioco. Dista molte leghe sia dalla corrente thug dell’hip hop, quella del nichilismo e dell’edonismo, e sia dalla variante hustler, dei neri del ghetto pronti a tutto per uscire dalla miseria, inclusi spaccio, omicidio e quant’altro. Ed è diversa anche dalla rinnovata militanza. Ha da dire delle cose, ma le dice leggere. La Bay Area e l’Underground New York rispolverano il soul e la old school, e sono loro a comandare il cambiamento, oggi. “Gun Hill Road” non ha seguaci e ha ben pochi maestri. Non so se ci saranno altri che proveranno a fare qualcosa di simile, e d’accordo questo album non è un capolavoro. Tuttavia è l’unico in circolazione, è originale e molto godibile.

Il languore che non riesco a trattenere in coda alla recensione dovrei ingoiarmelo, credetemi. The Infesticons hanno fatto un gran lavoro, senza alcun dubbio. Il languore da dove mi viene allora? Se seguite l’hip hop su Kalporz, avrete capito che siamo a un momento importante per l’hip hop. L’hip hop si rinnova, nei temi e nell’espressività, da San Francisco, Oakland, Atlanta, Philadelphia e perché no New York. Questo album invece non dà una mano, se non di traverso. In effetti dimostra quanto sia libero e creativo il rap di questi anni, e lo dimostra costruendo nuove architetture su vecchi quartieri, con vecchi mattoni… E ora che avete ascoltato i crucci di un povero appassionato, correte da quest’album. O almeno ascoltatelo all’impiedi in un megastore di cassettine, per farvi un’idea. Non sarà facile trovarlo, comunque. Ed è un peccato.

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