• ERIC DOLPHY, “Out To Lunch!” (Blue Note Records, 1964)

    ERIC DOLPHY, “Out To Lunch!” (Blue Note Records, 1964)

    Un classico che compie 60 anni nella nostra rubrica #VillageAvanguard.

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  • BOB DYLAN, Another Side Of Bob Dylan (Columbia, 1964)

    Ad un anno di distanza dalla pubblicazione di “The Freewheelin’ Bob Dylan” esce questo lavoro, certamente transitorio, del menestrello del rock (lo dimostra il fatto che queste canzoni non vengono convenzionalmente ricordate tra i suoi classici fatte salve forse le più conosciute, “Chimes of freedom” e “It ain’t me babe”). E’ un album importante specialmente…

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  • BOB DYLAN, The Times They Are A-Changin’ (Columbia, 1964)

    A neanche un anno dall’uscita di “The Freewheelin’ Bob Dylan” che lo lancia nell’olimpo della musica d’autore mondiale, Dylan si ripresenta alla ribalta con un nuovo lavoro. E lo fa in maniera dirompente, lanciando nuove lucide invettive contro un sistema marcio e da combattere. “The Times They Are A-Changin’” è il suo album più politico,…

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  • MANFRED MANN, The Five Faces Of Manfred Mann (EMI, 1964)

    Grandissimo primo capitolo per la seminale band rhythm and blues inglese, la quale prende il nome dal suo barbuto tastierista sudafricano, silenzioso leader di una formazione che presenta come front-man probabilmente il più dotato cantante R&B britannico, Paul Jones. Queste “Cinque Facce Bianche” innamorate di musica nera americana si propongono con un album che si…

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  • THE BEATLES, A Hard Day’s Night (EMI Parlophone, 1964)

    Il disco che fa da colonna sonora del film omonimo, diretto da Richard Lester (apprezzato regista del free cinema british), con protagonisti i 4 nella parte di loro stessi alle prese con il delirio Beatlemaniaco. Un delirio che possiamo giustificare anche dal punto di vista squisitamente musicale, visto che il loro terzo LP è molto…

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  • THE BEATLES, Beatles For Sale (EMI Parlophone, 1964)

    Sicuramente il disco più debole del loro intero repertorio, edito per mere ragioni commerciali. Il titolo, Beatles in vendita, ne è un’inconsapevole (?) prova. Fine ’64 è un periodo spaventosamente pieno di eventi per i 4 Sirs e la stanchezza, fisica e compositiva, per un po’ si insinua. Preceduto da un grandissimo 45 giri (“I…

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  • JOHN COLTRANE, A Love Supreme (Impulse, 1964)

    E’ questo un disco che, insieme a “Kind of Blue” di Miles Davis e a pochissimi altri, ha realmente il diritto di essere considerato un lavoro “leggendario”. Fu curiosamente amato (e lo è tuttora) anche dal pubblico del rock: sarà per la semplicità e per il “martellare” delle due note con cui il disco si…

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Se potessi ripercorrere in un attimo, nuotando controcorrente, le rapide di questo fiume oramai giunto al suo estuario, nella estrema fissità di questo mio prossimo viaggio nella noia orizzontale, sceglierei gli anni in cui la volta celeste non era altro che un enorme lenzuolo fatto a cielo e la luna una palla polverosa gettata nel vuoto e catturata con le unghie dall’egoismo del pianeta Terra. E noi, bimbi, cadevamo con essa per sempre, aggrappati in un infinto sprofondo gli uni agli altri, grazie a un gomitolo di lana nera. I grandi dimenticarono in fretta di avere un mondo con certe stelle enormi, sopra il capo, da osservare, mentre noi sacrificavamo la nostra noia migliore per costruire ponti sospesi nello spazio che ci allacciassero a un’agognata luna. La dipingemmo butterata e funesta, con maremoti sulla superficie di un ponto che non era mai tranquillo, ma tutta una schiuma fremente di gorghi e mostri marini. Nuovi esseri di ordinaria malinconia calpestavano un tappeto soffice come zucchero filato sparso su una teglia, in cui si radicavano piante cresciute dolci come torroni. Altre volte immaginammo un balzo da gigante come in mongolfiera, le tante mongolfiere tipiche di una domenica d’estate, un balzo che ci consentisse di fuggire all’avarizia terrestre e alle sue costrizioni. In anni in cui razzi enormi arrugginivano in volo, pensammo a uno sgangherato proiettile cavo sparato negli occhi della luna come nei film dei Meliès, in cui potessimo accovacciarci per il viaggio, assieme ai nostri migliori amici. Ma poi venne il tempo di un leggero disincanto, e, anche sognando a occhi aperti, non potevamo far altro che immaginarci tute e scafandri e missili scagliati a violentare qualche nuovo cielo. E poi, al ritorno, schivare incredibili uragani e tempeste, per posarci placidamente in un mare che ci accogliesse come un telo. Eravamo certo molto giovani e molto felici e pensavamo, con rabbia, di non dover invecchiare mai. (Matteo Marconi) Le puntate precedenti Back To The Future Vol. 9 - Stuart Adamson morì nel 2001 e nessuno ne parla più Back To The Future Vol. 8 - I Vines e il Verona dell'84-'85 Back To The Future Vol. 7 – “I figli degli operai, i figli dei bottegai!” Back To The Future Vol. 6 - Ekatarina Velika (EKV) Back To The Future Vol. 5 - Gli Air sul pianeta Vega Back To The Future Vol. 4 – “Stay” e gli angeli degli U2 Back To The Future Vol.3 - La lettera dei R.E.M. e di Thom Yorke Back To The Future Vol. 2 – Massimo rispetto per i metallari (1987-89) Back To The Future vol. 1 – L’estate di Napster 14 settembre 2010