M83 : “Temple of Sorrow” è il nuovo brano e video ambient fantasy
Redazione
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A detta di Anthony Gonzalez, mente ed anima del progetto M83 da anni, “DSVII” – in uscita il 20 settembre 2019 – è un disco influenzato fortemente dall’immaginario di film fantascientifici, horror come “La Storia Infinita”, “Gandahar” o “Il Seme della Follia”, dalla musica per videogame e dalle sperimentazioni in ambito synth, ambient, new age di dischi come “Seven Waves” di Suzanne Ciani o “Plantasia” di Mort Garson.
Il video di “Temple of Sorrow”, primo singolo estratto dall’album, sembra confermare le dichiarazioni di Gonzalez : musica ambient suggestiva accompagnata dalle immagini visionarie del regista Bertrand Mandico.
Bertrand Mandico created a vision for the science-fiction universe of Extazus. Extazus features music from DSVII and will be shown in three parts. The first will appear at 11am ET / 4pm BST / 5pm EST on the 5th September: https://t.co/gq2dBBpt49pic.twitter.com/dhN0sGP0vI
Se potessi ripercorrere in un attimo, nuotando controcorrente, le rapide di questo fiume oramai giunto al suo estuario, nella estrema fissità di questo mio prossimo viaggio nella noia orizzontale, sceglierei gli anni in cui la volta celeste non era altro che un enorme lenzuolo fatto a cielo e la luna una palla polverosa gettata nel vuoto e catturata con le unghie dall’egoismo del pianeta Terra. E noi, bimbi, cadevamo con essa per sempre, aggrappati in un infinto sprofondo gli uni agli altri, grazie a un gomitolo di lana nera. I grandi dimenticarono in fretta di avere un mondo con certe stelle enormi, sopra il capo, da osservare, mentre noi sacrificavamo la nostra noia migliore per costruire ponti sospesi nello spazio che ci allacciassero a un’agognata luna. La dipingemmo butterata e funesta, con maremoti sulla superficie di un ponto che non era mai tranquillo, ma tutta una schiuma fremente di gorghi e mostri marini. Nuovi esseri di ordinaria malinconia calpestavano un tappeto soffice come zucchero filato sparso su una teglia, in cui si radicavano piante cresciute dolci come torroni. Altre volte immaginammo un balzo da gigante come in mongolfiera, le tante mongolfiere tipiche di una domenica d’estate, un balzo che ci consentisse di fuggire all’avarizia terrestre e alle sue costrizioni. In anni in cui razzi enormi arrugginivano in volo, pensammo a uno sgangherato proiettile cavo sparato negli occhi della luna come nei film dei Meliès, in cui potessimo accovacciarci per il viaggio, assieme ai nostri migliori amici. Ma poi venne il tempo di un leggero disincanto, e, anche sognando a occhi aperti, non potevamo far altro che immaginarci tute e scafandri e missili scagliati a violentare qualche nuovo cielo. E poi, al ritorno, schivare incredibili uragani e tempeste, per posarci placidamente in un mare che ci accogliesse come un telo.
Eravamo certo molto giovani e molto felici e pensavamo, con rabbia, di non dover invecchiare mai.
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14 settembre 2010
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