Concepito nell’estate del 1998, “White Ladder” sembrava l’ennesima scommessa (la quarta per l’esattezza) dell’allora ventottenne David, spesso apprezzato dalla critica quanto ignorato dalle classifiche. L’album viene registrato in una piccola stanza londinese, con le finestre aperte sul traffico sottostante, ed il risicato budget permette una strumentazione ridotta all’osso: chitarra acustica, sampler e computer. Ricevuto l’incarico…
