Share This Article
Essere “tamarro”
“Tamarro è un termine gergale della lingua italiana usato per indicare un individuo rozzo, zoticone, caratterizzato da schemi comportamentali estroversi orientati a esibizionismo e ostentazione, il cui uso assume spesso un’accezione ironico/sarcastica”, così dice Wikipedia. La Treccani sottolinea soprattutto l’aspetto di “volgarità”, e secondo me non identifica bene l’accezione che ho sempre associato alla parola, che è piuttosto qualcosa/qualcuno di “esagerato”. In effetti, trattandosi di termine gergale, è molto locale e le sfumature possono cambiare. Però Wikipedia specifica ancora meglio: “una persona che si comporta ostentando troppo i suoi averi e le sue doti, senza umiltà”. Quindi l’ostentazione è il profilo che più mi interessa sottolineare in questa che, non me lo sono dimenticato, è pur sempre la recensione dell’ultimo dei Temples.
Dai sogni psichedelici a “Bliss”
Ecco, la band inglese non è mai stata un esempio di frugalità e rigore, ma questa volta si è superata. “Bliss” è un album tamarro. Non riesco a trovare una definizione migliore. È bene anche fare un piccolo passo indietro: il debut album “Sun Structures” (2014) fu un’epifania, un disco probabilmente fuori tempo massimo (non era più il momento di brit-pop) ma proprio per questo bellissimo. Poi i Temples si persero: con “Volcano” (2017) si vedeva che “volevano fare il botto”, arrivare “nelle classifiche”, per così dire, e quindi persero quantomeno il mio rispetto (è uno degli album con il voto più basso in assoluto qui su Kalporz, 25/100!). Ma a poco a poco si vede che sono tornati a fare musica per il gusto di farla, e anche enfatizzando un aspetto interessante. Quello “tamarro”, appunto. Già “Exotico” (2023) era riuscito, molto commerciale e pop ma con un sound molto cool seppure radiofonico.
Il trionfo dell’eccesso
Con questo loro quinto album i Temples terminano la loro metamorfosi in un qualcosa più “da club” ma soprattutto equalizzato da dio, è un disco con frequenze frizzanti che fanno godere le orecchie. Frequenze “estive”, e in questo senso è il contrario di un disco come quello dei mary in the junkyard, che è invece scuro e autunnale.
Ma il tratto maggiormente riconoscibile è la loro voglia di strafare, di esagerare, di essere appariscenti come nel riff di “Vendetta” (il cui video ostenta degli “elegantissimi” color-reverse in rosso e viola), oppure nei violini sintetici arabeggianti dell’iniziale “Jet Stream Heart”. A molti ciò può essere indigesto, sopra le righe, e torniamo all’accezione di “tamarro”: certamente tutti comprendiamo i risvolti negativi dell’essere tamarro, ma vogliamo anche ammettere che ci sono aspetti encomiabili? Il coraggio, ad esempio. Il coraggio di essere se stessi. Oppure il non interessarsi del giudizio altrui. I Temples se ne fregano di cosa pensiamo noi, loro vanno avanti con i canti gregoriani campionati (!) di “Revelations” uniti a tastieroni che manco Gabry Ponte.
Se avete stomaci delicati “Bliss” non fa per voi. Se invece avete l’audacia di ammettere che qualche volta avete invidiato qualcuno vestito totalmente in maniera eccessiva rispetto al contesto, o l’avete fatto direttamente voi, allora recuperatelo. Vi farà sentire liberi.
70/100
(Paolo Bardelli)


