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Spring Attitude è ormai da tempo un appuntamento fisso che accompagna Roma nel suo cambio di passo. Per molto tempo è andato in scena a maggio, momento in cui la città sboccia, ma da qualche anno ha scelto di spostarsi a settembre, in un periodo di transizione tra l’estate che finisce e l’autunno che comincia. Un passaggio simbolico e non casuale che lo ha trasformato in un luogo dove ritrovarsi dopo le vacanze, ricaricarsi e dare il via alla nuova stagione.
Nel tempo non è cambiata solo la data, ma anche gli spazi che lo hanno ospitato: dai musei MAXXI e MACRO alla Caserma Guido Reni, passando per l’ex Dogana fino alla consacrazione presso gli studi di Cinecittà, unica location outdoor. Quest’anno il salto è stato ancora più ambizioso: per la prima volta è approdato nella scenografica Nuvola di Fuksas, il centro congressi in pieno quartiere Eur. Uno spazio moderno, casa di eventi di punta come la fiera dell’editoria indipendente, ma che mai finora aveva accolto un festival musicale. Una crescita visibile anche nella line-up: sul palco di questa 14ª edizione si sono alternati nomi alla loro prima presenza, tra cui Coca Puma, L’Imperatrice e Altin Gün, accanto a presenze consolidate e ritorni come quelli di Ellen Allien, Apparat e il quasi “resident” Marco Castello (presente in tre delle ultime quattro edizioni), saltato sul carro all’ultimo minuto. Un mix internazionale attento alla scena italiana e ai giovani con oltre il 70% degli artisti sotto i 35 anni.

Ma se Spring Attitude conta una line-up così diversificata è perché negli anni ha saputo reinventarsi, trasformandosi da ritrovo per i puristi dell’elettronica a festival capace di accogliere altri generi: indie, rock, pop, sperimentazione. Quest’anno, tra i vari a incarnare questa apertura, ci sono stati Coca Puma e Post Nebbia. La prima, compositrice e producer romana, ha mostrato il suo ventaglio di influenze (tra RnB, dream-pop, nu-jazz ed elettronica) con salti continui da tracce sognanti ad altre come fulmini a ciel sereno. I post Nebba invece, condividono con Coca Puma il gusto per i synth, ma la loro spinta è decisamente più rock: riff incisivi, bassi corposi e tastiere acide in un’atmosfera psichedelica energica dalle sfumature pop. L’unica pecca è l’orario. Capitati in apertura nel pieno di un venerdì lavorativo e con una sala ancora in via di riempimento, questi due live avrebbero meritato maggior attenzione.

Se i primi due set avevano mostrato un lato più sperimentale del festival, il sabato ha virato verso una dimensione più emotiva e tradizionale. La sala, complice anche il sold-out del secondo giorno, era piena quando La Niña è salita sul palco. In un’ora ha ammaliato la platea con il suo folk partenopeo rivestito di elettronica, rituale e trascinante. Nacchere, tamburi, chitarre e mandolini a creare la trama, mentre bassi elettronici e pattern digitali ne amplificavano la portata. Ma soprattutto un’incredibile esibizione di armonie vocali e gestualità che hanno trasformato il concerto in uno spettacolo travolgente.

Si è passati poi a un’altra forma di coinvolgimento corale, quella di Marco Castello che con la sua band di otto elementi ha scatenato un’ondata diversa ma altrettanto complice e contagiosa. Un’esplosione solare tra jazz, funk e R&B, accesa dal calore dei fiati e portata avanti da un flusso continuo di ritmo, improvvisazioni e sorrisi. Spring Attitude però non è solo una vetrina per i talenti cresciuti in casa, ma un luogo dove convivono mondi più distanti. E così, nel giro di poco tempo, si può passare dai ritmi dei mandolini a quelli del bağlama turco, quest’ultimo portato sul palco dal groove degli Altın Gün, collettivo di base ad Amsterdam e maestri del psych-folk anatolico. Un set che subito ci trasporta altrove, dove melodie turche si fondono con cavalcate psichedeliche e intrecci febbrili tra congas e batteria. Un groove, meno ipnotico, ma più elegante è quello dell’universo nu-disco della band parigina L’Imperatrice. “This is the last time we play for a long time”, ha affermato la cantante Louve Ferron, lasciando intendere una lunga pausa. Ma intanto è impossibile stare fermi: un sound luccicante e una ballabilità semplicemente troppo coinvolgente.

Oggi Spring Attitude vive di contaminazioni, ma è bene ricordare che l’elettronica non ha mai smesso di abitare le sue notti. Anzi, alla fine gli slot principali sono quasi sempre i suoi e i nomi in cima al cartellone sono chiari: Apparat, Bicep, Ellen Allien. Il musicista tedesco apre il suo dj set in punta di piedi e poco alla volta trasporta lentamente il pubblico in un viaggio di elettronica ambient, alimentato da versioni riplasmate di “Idioteque” dei Radiohead e “Born Slippy” degli Underworld, fino all’esplosione collettiva di “A New Error”, la sua firma con Moderat.

Il testimone poi passa ai Bicep, duo nordirlandese che arriva con l’esclusivo progetto Chroma AV DJ. Qui il suono incontra la luce e le due cose si fondono in un unico organismo dove ogni beat accende proiezioni e onde luminose. La loro techno non vuole solo far ballare ma vuole trascinare lo spettatore dentro un’esperienza totale, che si rivela uno dei vertici emotivi dell’intero festival. A chiudere i due giorni ci pensa forse la più fresca di tutta la line-up, la classe ’68 e istituzione della techno berlinese, Ellen Allien. Il suo set scorre con passo inesorabile tra ritmi costanti e martellanti. È il colpo finale di un festival che nonostante tutto continua a ricordare da dove viene.

Spring Attitude 2025 non solo ha confermato il proprio successo, ma lo ha rilanciato alzando l’asticella. Merito di un’organizzazione che negli anni ha costruito con pazienza un’identità forte e sempre più dal respiro internazionale, cosa che a Roma, abituata a rassegne più piccole o disperse, non era riuscita a nessuno con questa cura. 18.000 presenze in due giorni sono abbastanza per parlare di un successo che offre alla città un festival di spessore, capace di attrarre un pubblico sempre più in crescita, e al tempo stesso abituarlo a questo tipo di proposta. Un ruolo decisivo l’ha giocato la nuova casa. Lo spazio progettato da Fuksas si è rivelato adatto per un festival che guarda al futuro. Gli spazi sono stati pensati con attenzione: food truck e punti ristoro ben distribuiti, un’area esterna con ampie gradonate dove prendere fiato, due palchi distinti a procedere parallelamente senza ostacolarsi. All’interno, il main stage riusciva a garantire respiro e comfort nonostante la folla; all’esterno, quello in terrazza correva senza sosta mentre alle sue spalle la Nuvola si illuminava di viola, riflettendo luci e riflessi dalle grandi vetrate in un notevole colpo d’occhio notturno.

Ma forse il traguardo più significativo è anche un altro: trasformare un luogo come La Nuvola in una vera e propria venue musicale. Questa edizione ha infatti dimostrato come una rilettura intelligente di spazi già esistenti possa aprire nuove possibilità per una programmazione invernale all’altezza del festival, con un pubblico numeroso e variegato che Spring Attitude ha dimostrato essere presente. Certo, La Nuvola nasce e rimane un centro congressi, ma per la prima volta in diciassette anni è stata ripensata come luogo di aggregazione musicale. Chissà, forse in città ci sono altri spazi che aspettano solo di essere riscoperti.
Trovate gli scatti di questa edizione nel report fotografico del Day 1 e del Day 2.
