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Dinosaur Jr, concerto al Teatro della Concordia (Venaria – TO) (31 maggio 2006)
Quando la leggenda del rock americano torna a scuotere il palco tra nostalgia e distorsioni
Invecchiare è una brutta cosa. C’è chi cade dalle palme credendo di essere ancora giovane e chi invece cresce troppo in fretta, diventando secolare, una leggenda, un pallido bue dagli occhi gonfi e dai lunghi capelli grigi. Joseph Mascis ha poco più di quarant’anni, ne dimostra forse mille. Tra i numerosi spettatori paganti del Teatro della Concordia di Venaria, qualche chilometro di distanza da Torino, c’è chi scommette sul colore delle striscie dell’immancabile tuta Adidas che avrà addosso. Nostalgici. Tuta blu, striscie rosse. Murph ha perso tutti i capelli e si è irrobustito; Louis Knox Barlow è lo stesso ragazzino di vent’anni fa. Non il frontman dei Sebadoh, nemmeno il folksinger pacato di “Emoh”: è il dinosauro che suona il basso come fosse una chitarra, con un’energia che compensa la poco credibile staticità di un guitar hero capace di re-inventare il virtuosismo seppellendolo sotto strati di distorsione che potremmo più semplicemente definire rumore. Poco importa quindi che la reunion dei primi Dinosaur jr. possa avere fini economici. Perchè quando attaccano “Gargoyle” capisci che il rock è ancora vivo, ed è più credibile l’ingombrante sagoma di J. Mascis che si staglia su uno sfondo di sei Marshall impilati uno sull’altro rispetto alla faccia tossica di un Pete Doherty sulla prima pagina dei giornali.
J Mascis e la sua chitarra: assoli psichedelici e urla che travolgono il pubblico
Scaletta forse non perfetta, ma quando hai tra le mani tre dischi come “Dinosaur”, You’re Living All Over Me”e “Bug”, difficile scegliere una dozzina di canzoni. E poi la sorpresa, una splendida e inaspettata “The Wagon” da “Green Mind”, album scritto senza il compagno Barlow e con la presenza saltuaria di Murph. La differenza, comunque, la fanno i brani da “You’re Living All Over Me”, all’unanimità il capolavoro della band americana: perchè con “The Lung” le urla del pubblico si fanno rabbiose e il pogo si scalda quando J. preme il suo wah e attacca la lo-fi “Little Fury Things”. Si torna indietro di un paio d’anni al pezzo più rappresentativo del loro acido e psichedelico debutto: con l’interminabile assolo finale di “Forget The Swan” J. Mascis conquista lo sguardo estatico del pubblico. Il resto è ancora tutto da “You’re Living”: i pochi secondi di quiete prima che “Raisans” esploda ti ridestano ricordandoti che la sordità è vicina, e l’effetto “caffettiera” della chitarra di “Kracked” è quantomeno liberatorio.
Un viaggio tra caos e grunge
Il bis ci regala l’attesa cover dei Cure, “Just Like Heaven”, e una tiratissima “Freak Scene”; niente voce scazzata che mormora “What a mess…” sotto la coltre di feedback della chitarra urlante. Ma il casino c’è stato eccome. Un gran casino che fa brillare gli occhi, figlio tanto dell’hardcore quanto di Neil Young, un casino che fa rimpiangere il sound granitico e storto dell’undeground americano anni ’80: la furia devastante degli Hüsker Dü, il rumore dei Sonic Youth, il country-punk dei Meat Puppets. I Dinosaur Jr. sono tra questi; e se c’è stata una cosa chiamata grunge, è anche merito loro. A noi non resta che ammirare con stupore la loro potenza, andare a dormire e risvegliarci nel 2006.
Scaletta:
1. Gargoyle
2. Bulbs of passion
3. The Wagon
4. The Lung
5. Little Fury Things
6. No Bones
7. Forget the Swan
8. In a Jar
9. Lose
10.Raisans
11.Kracked
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12.Just Like Heaven
13.Freak Scene
14.Mountain Man

