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L’arte rara di far sembrare semplice ciò che è complesso
Chissa come farà Marta Del Grandi a far sembrare tutto facile. È una qualità, una dote non comune. Si potrebbe pensare che suonare cose complicate sia difficile, mentre in realtà il vero problema è rendere le proprie canzoni serie, ben costruite e fruibili. E in questa ottica “Dream Fire” riesce su tutti fronti.
Il terzo album di una delle nostre cantautrici più cosmopolite (milanese ma spostatasi nel tempo in Belgio, Cina e Nepal) che registra per un’etichetta londinese, è una bella prova: rotondo, riuscito, senza episodi minori.
Lei si è ispirata “allo spirito libero di Joni Mitchell, agli echi noir di Nina Nastasia, alla chiarezza pop di Carole King e al minimalismo sommesso di Agnes Obel”, ma il riferimento più moderno è quello di Cate Le Bon spogliata da tutta la parte sonora che può riportare agli anni ’80. Ma il substrato dei pezzi è art-pop molto cesellato, puntuale, con voci ultra-curate che sembrano costruire una montagna.
Una voce senza tempo, che arriva dal futuro (o dal passato?)
Ci sono ballate essenziali e scheletrificate, fatte di nervi e ticchettii, come “20 Days Of Summer”, dal ritornello languido e malinconico per cui si potrebbero scomodare anche i Radiohead, schegge impazzite con gusto jazzy come “Antarctica”, riff che sembrano contorti ma che ti stampano nel cervello come un tatuaggio involontario (“Neon Lights”), ogni canzone ha un suo dna particolare ma nel complesso l’album restituisce una fotografia compatta. In alcuni punti la Del Grandi sembra guardare a cantautrici importanti come Suzanne Vega (l’iniziale “You Could Perhaps”), in altre si semplifica con una chitarra acustica lineare (la title-track “Dream Life”), ma il punto più importante è la sua voce che arriva da diverse direzioni, sottile ma non troppo, diretta ma non scontata, una tipologia di vocalità che sembra eterna e pare provenire da tempi lontani. O dal futuro.
Il tema dell’album è la “consapevolezza di non poter controllare completamente il futuro”, che è – a ben vedere – la base di partenza per direzionarlo al meglio. Se ci si concentra solo su quello che è davvero nella nostra possibilità di cambiare, o direzionare, e ci si affida al caso, destino o Dio per “quello che non possiamo cambiare”, allora forse i nostri sforzi potranno essere meglio soddisfatti.
Sogno o materia?
Oltre a questo, è molto forte fin dal titolo la sensazione del “sogno”, che in realtà è forse più nei testi che nella musica, che di etereo ha quasi nulla e che invece trovo molto materica.
Le coincidenze e gli incontri continuavano a riportarmi al tema del sogno, dei ricordi e delle reminiscenze, una dimensione in cui la percezione del reale e dell’irreale è sfumata e spesso indistinguibile. Le canzoni riflettono questa atmosfera e la articolano in diverse direzioni, con momenti più introspettivi e parti più surreali e stravaganti. Tutti i brani hanno un legame con il tema, con un’ampia interpretazione”. – Marta Del Grandi
Sogno o materia che sia, “Dream Life” ci presenta un’artista al massimo della sua forza espressiva, che non si lascia distrarre da nulla se non dalla sua voglia artistica. Dove potrà arrivare? Lontano, molto lontano.
77/100
(Paolo Bardelli)

