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Modest Mouse, GrindersKC, Kansas City (24 giugno 2025)
Niente Psychic Salamander (il loro festival che si tiene a settembre) né Ice Cream Floats Cruise (una crociera musicale in programma per febbraio 2026 da Miami alla Repubblica Dominicana – ndr), ma ci accontentiamo volentieri di un altro set solido e affidabile dei Modest Mouse, che si sono esibiti all’aperto nel caldo torrido del quartiere Crossroads, nel centro di Kansas City, tornando con familiarità da GrindersKC per un’altra serata sudata e divertente.

Doug Martsch
La serata è iniziata con un set acustico solista di trentacinque minuti di Doug Martsch, meglio conosciuto come cantante (e unico membro fisso) della storica band indie rock di Boise, Idaho, Built to Spill.
Il suo gruppo è sotto etichetta Sub Pop, con l’ultimo album risalente al 2022, When the Wind Forgets Your Name, ma Martsch ha pubblicato anche qualche lavoro da solista (soprattutto a metà anni 2000), mantenendo lo spirito collettivo e in continua evoluzione con cui era nato il progetto BtS.
Questa sua presenza nel tour è stata un piccolo regalo nelle poche date in cui ha partecipato, probabilmente anche per Isaac Brock dei Modest Mouse, che ha più volte citato i primi BtS come influenza musicale. I due erano piuttosto amici negli anni ’90 (anche se, purtroppo, nessuna collaborazione sul palco in questa occasione).
Martsch ha tenuto il set molto compatto: ha aperto con qualche brano solista, è poi passato a versioni essenziali di alcuni pezzi dei Built to Spill (escludendo però i più noti), chiudendo con una cover del brano del 2003 di Lucinda Williams, Fruits of My Labors.

Appena entrati nel locale abbiamo avuto una sensazione di déjà vu, calura compresa: li avevamo già visti qui a fine estate 2022. Siamo evidentemente fan accaniti, visto che da allora li abbiamo rivisti a dicembre a St. Paul (Minnesota), la scorsa estate di nuovo a Kansas City insieme ai Weezer, e un anno fa in un altro angolo della città, in apertura ai Pixies (grazie, Grandstand Media!).
È stato quindi per noi un’ottima notizia rivederli ancora a KC, stavolta per celebrare la riedizione ampliata dello scorso aprile del loro album-svolta dei primi 2000, Good News for People Who Love Bad News, in attesa del tour estivo co-headliner con i Flaming Lips. La band di Portland, formatasi nel 1993 a Issaquah (Washington), continua a lasciare il segno, influenzando numerose band indie successive e affinando il proprio sound tra post-punk e rock indipendente, con una formazione spesso mutevole.
Nonostante il tour fosse dedicato a celebrare quell’album ormai ventennale, come da tradizione i Modest Mouse hanno proposto una scaletta completamente diversa rispetto al passato, senza alcun obbligo di includere le hit più note (nessuna traccia infatti dei singoli “Float On”, “Ocean Breathes Salty” e “The World at Large” – anche se il pubblico non pare averci fatto troppo caso).
Questa imprevedibilità nella setlist è un regalo tanto per i fan casuali quanto per gli irriducibili, che così possono godersi uno show completamente diverso ogni volta – e magari lasciarsi tentare da più date nel corso dello stesso tour.

Il set da 100 minuti è iniziato con Isaac Brock e il bassista Russell Higbee in giacche eleganti, nonostante il caldo afoso (probabilmente c’era qualche scommessa tra il pubblico su quanto le avrebbero tenute – spoiler: poco). L’apertura è stata affidata alle chitarre frastagliate di Dark Center of the Universe (2000).
A seguire, “The View” è stata una scelta ben accolta (una delle sole tre canzoni tratte da Good News), e subito dopo siamo saliti a bordo con la trascinante “Dashboard” del 2007. Ancora più sorprendente è stato ascoltare dal vivo una rarità come You’re the Good Things, apparentemente assente dai set della band da decenni.
Brock ha raccontato di amare il suo tè caldo nel backstage (nonostante le temperature) e ha scherzato sulla misteriosa insegna “Tension Envelope” vista nello skyline – nome di una storica azienda locale del 1886, ma suona anche come un possibile titolo di una loro canzone, chissà…
“We Are Between” dall’ultimo album The Golden Casket (2021) ha fatto saltellare il pubblico, proseguendo poi con l’incalzante “Tiny Cities Made of Ashes”. Brock ha ricordato a tutti (e a se stesso) di idratarsi, e il set principale si è chiuso con due pezzi tratti da Good News, tra cui Black Cadillacs, brano saltellante nonostante i testi cupi su lutto e mancanza di chiusura emotiva.
Proprio come la scaletta, anche gli encore dei Modest Mouse sono spesso imprevedibili, allungati, e modificati sul momento (in questa serata: sei pezzi, con un brano spostato, uno aggiunto e uno sostituito).


Il “secondo set” si è aperto con la melodica Gravity Rides Everything (2000), costruita gradualmente senza pause, e si è chiuso con What People Are Made Of (dallo stesso album) e The Whale Song del 2009, che inizialmente doveva aprire l’encore. Brock ha cantato: “Well I know I was a scout, I should’ve found a way out so everyone could find a way out” con una lunga coda strumentale… e con quella, tutti abbiamo davvero trovato l’uscita.
I Modest Mouse proseguiranno il tour, con una fitta agenda di date, tra cui il loro festival Psychic Salamander nello stato di Washington a metà settembre e la loro prima Ice Cream Floats Cruise, una crociera musicale in programma per febbraio 2026 da Miami alla Repubblica Dominicana.
Tutte “good news…”, davvero.

Il presente articolo è stato pubblicato originariamente su WeHeartMusic: le ragioni della collaborazione tra Kalporz e WeHeartMusic le puoi leggere qui.
