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Roma, Alcazar Live, 7 marzo 2025
Il quartetto vicentino – formato da Antonio Bettini, Smilian Jack Cibic, Giorgio Manzardo e Claudio Murru – continua a raccogliere consensi (tra cui, a quanto pare, quello di Damon Albarn) con il suo sound che intreccia elettronica raffinata, jazz e altre influenze disparate. Anche il loro nome racconta questa fusione di mondi: nato dall’unione tra le palline di cioccolato Delicato Balls e il film “I Vitelloni” di Fellini, rappresenta perfettamente la loro identità musicale, giocosa e sofisticata allo stesso tempo.
Subito nel vivo
“Possiamo abbassare un po’ queste luci?”. Con questa semplice richiesta inizia il concerto dei Delicatoni all’Alcazar di Roma. Nessuna band di supporto, né introduzione superflua: si parte forte con “Passo dopo passo”, tra i pezzi più pop del disco. Con synth vibranti e un ritmo trascinante, si poteva immaginare il brano come un possibile pezzo di chiusura. In realtà, la scelta di aprire in questo modo si rivela una mossa azzeccata, perfetta per calare immediatamente il pubblico nel mood della serata.
L’unico paletto è non avere paletti
Tutti e quattro cantano, spesso con voci filtrate da effetti, ma è quella di Bettini a venir fuori con particolare intensità, come in “Scogliera”, che dal vivo fa emergere la sua natura più R&B rispetto alla versione in studio. Ma più delle parole è la musica a parlare. Sul palco non c’è traccia di batteria tradizionale; al suo posto, un intreccio di drum machine. A completare la scena, un arsenale di tastiere, due chitarre e un sax, che insieme realizzano un’atmosfera magnetica e avvolgente. Arrangiamenti ricercati e momenti di pura improvvisazione creano un viaggio senza confini che si snoda tra elettronica, disco, jazz senza soluzione di continuità.
La fine come nuovo inizio
Se all’inizio chiedevano di abbassare le luci, alla fine lasciano il pubblico con una riflessione quasi profetica: “Come ogni cosa nel mondo, tutto inizia e finisce da una sfumatura, quindi il concerto finisce qui, ma domani inizierà da un’altra parte”. Nessun encore, nessun rientro a effetto. Il set si dissolve in una traccia lenta, un’uscita tranquilla in netto contrasto con l’energia che ha dominato l’intero live. A proseguire la serata c’è in programma un DJ set, ma poco importa: al dancefloor ideale ci hanno già pensato loro.
Foto: Panico Concerti

