DIGITALISM, “I love you dude” (V2 Records, 2011)

I Digitalism tornano sulla scena in grande stile con il secondo disco “I love you dude”. Un nuovo lavoro che pare avere tutte le carte in regola per fare breccia nel grande pubblico, più di quanto non abbia fatto il precedente “Idealism”. A parte qualche raro episodio, come per esempio “Blitz”, questo “I love you dude” si avvicina molto al rock, o comunque a un tipo di elettronica da festival invece che da club. Questo, occorre sottolinearlo, non è affatto un aspetto negativo nell’economia generale del disco, anzi.

L’apertura di momenti melodici, con parti vocali e struttura più tipicamente rock, controbilancia le fasi più strumentali. Il manifesto di “I love you, dude” in questo senso è il singolo “2 Hearts”, che rischia di diventare un successo ancora più clamoroso di “Pogo”, che aveva fatto conoscere il duo tedesco un po’ ovunque. “2 Hearts” è il tipico esempio di singolo perfetto: radiofonico, ma assolutamente non banale, con le potenzialità per essere apprezzato sia da un pubblico rock sia da un pubblico che ascolta solo electro. Il gioco si ripete e funziona altrettanto bene per “Circles” e “Forrest Gump”, che ha il cameo di un irriconoscibile Julian Casablancas alla voce. Se da una parte la struttura può apparire semplice e di facile assimilazione, allo stesso i tempo i suoni sembrano sempre alla perenne ricerca del giusto equilibrio tra elementi rock ed electro.

La componente elettronica torna però con prepotenza in altri momenti di “I love you, dude”. Oltre alla già citata “Blitz”, con un crescendo che ricorda i Bloody Beetroots ma meno cruenti, ci sono anche “Reeperbahn”, l’iniziale “Stratosphere” e “Antibiotics”, che richiamano in parte il sound di “Idealism”. A questi si contrappone invece una “Just gazin’” dalle atmosfere lievi e rarefatte. Mentre il finale affidato a “Encore” rimanda ai Daft Punk dei tempi di “Discovery”. Jence e Isi hanno trovato una formula che si scosta dall’esordio del 2007, ma in qualche modo rimane molto evocativa. Ed è vero, “I love you dude” non sarà di certo un esempio di originalità, ma è un’arma perfetta per scaldare qualsiasi dancefloor. E i dischi che fanno ballare servono sempre.

81/100


(Francesco Melis)

13 luglio 2011

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