R.E.M., “Accelerate” (Warner Bros, 2008)

accelerateDurante la Grande Disillusione, potevamo anche pensare che i R.E.M. fossero in una inequivocabile fase interlocutoria e calante. Una parabola discendente che rischiava di macchiare la fedina penale di uno dei più formidabili gruppi pop di tutti i tempi. Chiaro che non potevano fare le stesse cose per tutta la vita ed è altrettanto chiaro che sperimentare è cosa buona e giusta… ma è anche vero che i tre di Athens hanno saputo creare un suono assimilando le influenze e le tradizioni, muovendosi nel loro universo definendolo e cercando di mettersi sempre in discussione. Se certe loro giocate potevano far storcere il naso (su tutti “Around The Sun”, probabilmente il loro lavoro meno riuscito), altre sembravano indirizzare il suono su una traiettoria sonora che aveva una sua ragion d’essere (“Up”). Se guardiamo il passato recente – che poi è anche l’unica prospettiva decente per fare una critica d’attualità, considerare in toto la produzione di una band che ha pubblicato il primo disco venticinque anni fa non ha molto senso, almeno in sede di recensione – “Accelerate” continua sulla scia ideale di un lavoro che si mette costantemente in discussione: un ritorno al passato, almeno nelle sonorità, perché certe cose non se n’erano mai andate. I R.E.M. hanno il loro suono e un determinato stile di canzone che non appartiene a nessun altro. Te ne accorgi subito al primo arpeggio di Buck, se poi le atmosfere sono diverse è un’altra questione.

“Accelerate”, quindi. Scrivere di una band così importante è sempre complicato. Si rischia di scadere nei luoghi comuni. Per cui lo dico subito: è un disco di cui alcune persone sentivano il bisogno. Un disco di cui io sentivo il bisogno. Un disco dove le chitarre arpeggiano melodie come ai tempi migliori, dove le ballate “alla R.E.M.” vanno a braccetto con richiami jingle-jangle che da un lato urlano Byrds e dall’altro sorridono al power-pop. Un disco che trasuda passione, divertimento ed onestà da tutti i pori. E sapere che una band che è sulla cresta dall’onda da quando avevamo ancora i grembiulini e la goccia al naso riesce ancora a divertirsi e scrivere serenamente un disco di tal fatta è forse la cosa migliore. Chiaro che non tutto è memorabile. Chiaro che questo non è affatto uno dei più grandi dischi dei R.E.M. ma è uno di quelli che si ascoltano e si ascolteranno con più piacere. Perché le canzoni più pop sono quelle che ascolti una volta e ti restano subito in testa e ti ritrovi a canticchiare le ballate quando meno te lo aspetti. Ci sono pezzi come “Man-Sized Wreath”, il singolo “Supernatural Superserious” e “Horse To Water”, momenti del calibro di “Accelerate”, “Hollow Man” e “Living Well Is The Best Revenge” e in tutto e per tutto, nonostante alcuni momenti fuori fuoco (“I’m Gonna Dj” o “Mr. Richards”), è un menù di cui nessuno dotato di buon senso può lamentarsi. Questi sono i R.E.M. nel 2008, come i R.E.M. nel 1983. La stessa voglia di fare, la stessa voglia di divertirsi, la stessa voglia di mettersi in discussione ma, soprattutto, gli stessi meravigliosi scrittori di canzoni pop di sempre.

68/100

(Hamilton Santià)

3 aprile 2008

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