NEIL DIAMOND, 12 Songs (Sony, 2005)

Il sodalizio artistico tra Rick Rubin e Johnny Cash aveva dato uno straordinario risultato che forse nessuno si sarebbe mai aspettato. Da un lato, aveva ridato luce ad uno degli artisti più intensi ed importanti della musica popolare americana del secolo scorso. Dall’altro, ha tolto la polvere dalla ormai stantia ispirazione di un produttore ormai chiuso negli stereotipi di un suono “hard” troppo convenzionale per essere incisivo come ai tempi d’oro (si parlava del 1991 o cose così). Che Rubin debba lasciar perdere gli Audioslave o i System of a Down di turno per dedicarsi solo ed esclusivamente ai vecchiacci?

Ascoltando “12 Songs” di Neil Diamond si propende per la risposta affermativa. Perché solo un miracolo poteva salvare un cantante capace sì di ottime cose, ma purtroppo perso da tempo nel mainstream più commerciale e confidenziale per famiglie americane (in fondo, nella casa di una buona famiglia del Wisconsin è molto più facile trovare un disco di Neil Diamond piuttosto che Johnny Cash). Il miracolo si chiama, appunto, Rick Rubin, il quale punta sull’intensità delle canzoni per dipingere un affresco sonoro fatto di archi che giocano su corde gravi, organi vintage e pianoforti mai troppo invasivi ma in continuo crescendo, corde pizzicate e chitarre arpeggiate. Il tutto per far risaltare il pathos della voce di Diamond, simile a quella dell’uomo in nero e molto più “vera” rispetto a quanto si era sentito nella sua produzione degli ultimi tre lustri.

Ed è facile, in un contesto del genere, trovare semplici capolavori. Ascoltare canzoni come “Mary”, “Evermore” e “Create Me” è molto più che una banale esperienza radiofonica. Certo non raggiungono l’intensità di “Hurt” (l’apice della produzione di Rubin degli ultimi dieci anni nonché la miglior cover di tutti i tempi), ma dimostrano una classe e un’ispirazione che sono rare da trovare in un uomo di sessantacinque anni che tutti davano per bollito. Una sorpresa? Per certi versi sì. Perché non si tratta di un album imperdibile, ma quelle tre canzoni lo rendono comunque speciale.

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