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Jay-Jay Johanson, 27 maggio 2026, Arci Bellezza, Milano
Ci sono artisti che attraversano il tempo senza rincorrerlo: Jay-Jay Johanson appartiene a questa categoria. Da sempre riconoscibile, mai davvero mainstream, elegante e malinconico. Il ritorno del crooner svedese a Milano, questa volta in versione full band, dopo un paio d’anni d’assenza è stato magico. Dal debutto di “Whiskey” nel 1996, disco di riferimento per chi c’era, fino al recente “Backstage” del 2025, il quindicesimo, il musicista svedese negli anni ha continuato a rinnovare il proprio linguaggio senza mai smarrirne il cuore.
Nonostante il tour abbia celebrato in alcune date il trentennale di “Whiskey” seguendone la tracklist, a Milano Johanson sceglie una formula diversa: una sorta di viaggio trasversale nel proprio repertorio, pescando dalla vasta produzione una ventina di brani, nessuno inutile, tutti con un senso.

La formazione è a tre: il drumming che ricorda le cadenze trip-hop è elegante, pianoforte e Fender Rhodes sofisticato sono in perfetta sintonia con brani come “Smoke”, “She Doesn’t Live Here Anymore” e l’immancabile “So Tell the Girls That I Am Back in Town”, pezzi che confermano quanto il tempo abbia trattato bene queste canzoni, ancora oggi capaci di apparire fuori moda e contemporanee nello stesso istante. L’esecuzione del brano “Rimbaud”, con il testo in francese, è l’ultimo singolo, dedicato al poeta, un brano sentitissimo e profondo.
Il concerto si chiude poi sulle note straniate della cover di “My Way” nella versione di Sid Vicious, con Jay-Jay che scende tra il pubblico e abbraccia i ragazzi nelle prime file, tornando sul palco solo per il refrain del brano. Viene quasi spontaneo chiedersi come un artista così bravo possa restare patrimonio di pochi. Forse è proprio questo il destino dei fuoriclasse silenziosi.

