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In quest’ultima settimana si sono incrociate due robe che mi hanno colpito: interessano due artisti diversi, ma queste due “iniziative” hanno qualcosa concettualmente in comune, ovvero – in una visione ultra-lata – un presunto “aggiornamento del linguaggio del rock”. Magari non è un obiettivo, e nemmeno una volontà conscia degli artisti stessi, ma le ho colte come accumunabili e poi tanto siamo all’interno del #My2Cents e quindi posso dire (quasi) quello che voglio.
Sto parlando degli Strokes e di Charli XCX.
La band newyorkese ha fatto uscire un singolo, “Falling Out Of Love” in cui Julian Casablancas usa in maniera massiccia l’autotune. Certo, c’era già nel precedente singolo “Going Shopping” uscito qualche settimana fa, ma era misurato e gestito con sale in zucca. E sì, Casablancas se n’è avvalso già nel progetto The Voidz, ma c’è una bella differenza tra una canzone come “The Eternal Tao” e “Falling Out Of Love”. L’ultimo brano degli Strokes infatti inizia con un suono caldo di una chitarra sgranata e una batteria splendida per poi essere rovinato da un autotune tremendo. Ok, lo so che l’autune è un elemento emozionale, un effetto come gli altri – reverberi, chorus o delay che siano – ma qui sembra davvero sbattuto in faccia come a dire: “Guardate come siamo ancora al passo coi tempi”. Ma se non va più di moda da anni! È un’ammissione implicita di essere arrivati tardi. Non si vuole che l’indie-rock rimanga sempre impantanato nei soliti suoni, ma neanche si può pensare di aggiungere un elemento così estraneo, a caso, e sperare che per questa via il suono ne esca rinnovato. Esce solo più brutto. Molto più brutto.
Diverso è il discorso per Charli XCX: a lei non interessa nulla di “aggiornare il linguaggio del rock” quanto piuttosto di sfruttare il marchio “rock” (che è un linguaggio ultra-vecchio) per fini di cambio della propria immagine e del proprio suono, che quel mondo non ha mai visitato. Per cui si appropria – anche nel video – di quell’immaginario: di riff (ultrafiltrati) e, nel video, di cliché (le sigarette, il pogo), e il gioco è fatto. È un cambio di immagine e marchio come faceva, negli ’80 e ’90, Madonna, senza cambiare il linguaggio. Infatti si appiccica il logo “rock” a roba che rock non è: è sempre hyper-pop o, al massimo, una versione aggiornata di electro o dance-punk, e lo dimostra il fatto che i produttori sono sempre quelli di “Brat” (George Daniel e il mago dell’hyper-pop A. G. Cook). È un’appropriazione culturale, di fatto. È solo marketing. Avrebbe potuto avere come conseguenza la creazione di un genere a se stante, una versione odierna del senso dell’indie-rock, e invece nisba. Personalmente non sono un suo grande fan, ma qui a Kalporz sì e anche artisti che fanno musica dall’altra parte dello spettro delle frequenze lo sono (ad esempio Kurt Vile). Quindi poteva essere una titolata a dare di più, ad arrivare in un universo non suo e cambiare le carte in tavola. E invece si tratta, come al solito, di attirare un po’ l’attenzione con il contorno invece che con il contenuto. Piacevole, eh, non è un pezzo brutto, ma è l’operazione che trasuda Tik-Tok da tutti i pori.
Vabbé, facciamo che per “l’aggiornamento del rock” sarà per un’altra volta, ok?
(Paolo Bardelli)
foto Charlie XCX Di Elena Ternovaja (wikipedia)
Casablancas Di Raph_PH – https://www.flickr.com/photos/raph_ph/52155969681/, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=129903828

