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Dalla continuità con gli Ought alla rottura del suono
Con “Cost of Living Adjustment”, i Cola, nati dalle ceneri degli Ought, cercano di discostarsi dal post-punk e diventano qualcosa di più vulnerabile. Il trio di Montreal formato da Tim Darcy, Ben Stidworthy ed Evan Cartwright fin dall’esordio ha voluto prendere alcuni elementi della band di provenienza cercando rifugio in una forma di post-punk nervoso, asciutto e quasi trattenuto. Questo terzo lavoro, però, rompe quell’equilibrio e lascia posto al “caos”.
Già da “Forced Position” si percepisce che qualcosa è cambiato. Tutto suona con una tensione continua, quasi claustrofobica, con la chitarra di Darcy che si muove tra riverberi e distorsioni. È un notevole cambio di marcia per i Cola e forse è il manifesto sonoro dell’intero disco dando prova che la band ha finalmente smesso di frenarsi.
Espansione sonora e sperimentazione stilistica
La grande forza di “Cost of Living Adjustment” sta proprio nella capacità di ampliare il linguaggio del gruppo senza perdere identità. I Cola, pur restando comunque legati al post-punk, qui lo deformano in modo imprevedibile. “Hedgesitting” parte con una batteria quasi rallentata, sospesa, per poi esplodere in uno dei riff più potenti mai scritti dal gruppo. Darcy canta il ritornello con un tono che richiama apertamente i Sonic Youth.
In “Third Double” i tre sfiorano lo shoegaze con un finale tra feedback e fuzz che sembrano voler far implodere completamente la canzone. In “Fainting Spells”, poi, il mandolino in tonalità minore crea un’atmosfera obliqua e inquieta, sembrando allucinato, tanto che a un certo punto sembra deragliare per poi ritrovare la strada.
Testi, disillusione e umanità
I testi raccontano di una paralasi emotiva dovuta al mondo che li circonda: il titolo stesso, “Cost of Living Adjustment”, richiama gli aumenti salariali legati all’inflazione, visto in modo molto più ampio, nutrendo l’idea di un necessario adattamento continuo e umiliante, necessario per sopravvivere in un mondo economicamente e psicologicamente esausto. Le canzoni parlano di compromessi, alienazione, apatia e sopravvivenza quotidiana senza mai trasformarsi in prevedibili slogan politici.
Tim Darcy qui raggiunge forse il suo equilibrio migliore con dei testi che sono pieni di immagini, giochi linguistici e surreali. In “Satre-torial” ammette amaramente che qualsiasi concessione ottenuta “non è mai abbastanza”, mentre in “Conflagration Mindset” la disillusione prende il sopravvento in modo quasi struggente. “Fai spazio al dolore e lui farà spazio a te” è una frase che riassume perfettamente il tono anche sarcastico dell’album.
I Cola continuano a essere certo strani e sfuggenti, ma per la prima volta lasciano intravedere chiaramente le ferite che si sono aperte: questo album è sì il più rumoroso e il più ambizioso della band, ma anche il più umano. Qui il gruppo ritrova una consapevolezza e una lucidità tali da capire che sopravvivere oggi significa adattarsi continuamente al disastro, cercando comunque di restare vivi abbastanza a lungo da raccontarlo.
77/100
(Raffaele Concollato)

