METZ, “Metz” (Sub Pop, 2012)

Un esordio viscerale quello dei canadesi Metz, che dopo un paio di singoli hanno pubblicato il loro omonimo debutto per la Sub Pop, tra le etichette storiche dell’alternative americano. Condensati nel disco dei Metz si possono trovare due o tre decenni di post punk statunitense, una decina di brani ruvidi e potenti che stordiscono sin dal primo ascolto. Il power trio di Toronto riesce a sprigionare una notevole energia ed urgenza espressiva, tra chitarre dissonanti, ed echi di Jesus Lizard, Sonic Youth, Fugazi solo per citare i riferimenti più comuni ed evidenti.

Ma il vortice sonoro creato dai Metz è di una tale intensità che non si può fare a meno di venire rapiti dal turbinio di riff di chitarra e distorsioni, dalla sezione ritmica ossessiva e dalla voce sofferta e graffiante che affiorano già dal pezzo d’apertura, “Headache”. Da lì in poi i tre musicisti regalano una mezz’ora ad alta intensità, senza mai un calo di tensione. “Rats”, “Sad prick”, “Wasted” sono degli autentici pugni allo stomaco. A metà disco spicca il singolo “Wet Blanket”, con il suo basso pulsante per arrivare alla devastazione della conclusiva “Negative space”.

84/100

(Francesco Melis)

11 dicembre 2012

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