THE TYDE, Three’s Co. (Rough Trade / Self, 2006)

Chi scrive musica si sarà più volte chiesto dove è situata quella linea di confine tra il prendere spunto dal proprio gruppo preferito e calcare troppo la mano rischiando il plagio. I Tyde giocano a saltellare con noncuranza da una parte all’altra di questa linea, suonando troppo spesso come i Felt in vacanza al mare. Ci si può passare sopra perchè i Felt non sono i Queen e l’estate è vicina. Ma ci vorrebbe un briciolo di personalità in più per i californiani, che con grande fantasia, dopo “Once” e “Twice”, tornano in scena con Three’s Co. Stiamo parlando di un indie pop che unisce i toni intimi e fragili dei Felt e dei Commotions di Lloyd Cole ai suoni più frizzanti dei concittadini Beachwood Sparks, non a caso composti da tre quarti dei Tyde. Rispetto ai due lavori precedenti “Three’s Co.” è più divertente e il dichiarato amore della band per il surf giustifica l’esuberanza di “Do It Again Again” e i coretti alla Beach Boys del singolo “Brock Landers”. Peccato che il disco non mantenga questa calda atmosfera da chitarra elettrica sotto l’ombrellone: i Tyde azzeccano ancora l’iper-arrangiata ballata notturna “Separate Cars”, e la nostalgica “Glassbottom Lights”, ma finiscono poi per scimmiottare Lou Reed in “Too Many Kims”, ricordarci che qualche estate fa i Thrills ci erano piaciuti di più in “Ltd. Appeal” e annoiarci con la conclusiva “Don’t Nead a Leash”. Tutto sommato un disco che scorre facilmente nelle giornate tediose di chi desidera il mare; ma si poteva fare di meglio.

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