Raffaele
a Venezia 2005 Anno IV
I. INTRODUZIONE
L'italiano per principianti
L'imprinting marchiato a fuoco sulla pelle
dalla seconda mostra targata Müller è stata la
sensazione di totale dipendenza verso l'ex direttore di Locarno
da parte dell'apparato cinematografico e cinefilo nostrano.
In una nazione regredita fino allo stato dello specchio per
quanto concerne l'approccio con la settima arte una mostra
aperta in maniera così palese alla diversità
di stili e di urgenze vi(si)ve non poteva che risolversi in
una salutare boccata d'ossigeno, indispensabile per una nazione
oramai cronicamente incapace di uscire dal limbo della mediocrità
artistica che la assilla da ben più di un decennio.
Perché, in mezzo all'esaltazione di
un concorso realmente notevole e di sezioni collaterali da
tenere comunque d'occhio, risalta la tetraplegia del corpo
cinematografico prodotto nella penisola; sotto lo sguardo
del mondo intero l'Italia ha finalmente mostrato il triste
volto che si nasconde dietro la maschera imbellettata. È
questa la cifra stilistica che appare più interessante
annotare, a conti fatti, al di là dello splendore di
buona parte delle opere straniere, anzi a maggior ragione
proprio come contrappasso dell'ottima selezione operata per
i film. Le pellicole italiane, che l'anno scorso avevano mostrato
un buon risultato smentito terribilmente dall'impatto con
la distribuzione (il capolavoro di Puglielli "Occhi di
cristallo" letteralmente sprecato dalla RAI con
un'uscita suicida a sorpresa a metà novembre, il bel
"Il giorno del falco" di Rodolfo Bisatti uscito
solo a spese dell'autore in alcune città del triveneto,
"Vento di terra" di Vincenzo Marra fugacemente apparso
nelle sale per poi perdersi nei percorsi salvifici ma assai
complessi e tortuosi dei cineclub), questa volta hanno rasentato
lo zero assoluto soprattutto per merito delle tre opere in
concorso. Nell'articolo che anticipava la mostra e che potete
trovare su queste pagine, mi mostravo preoccupato per il trittico
italiano presente nella selezione ufficiale, ma mai mi sarei
immaginato un risultato così disastroso. Ma di questo,
purtroppo o per fortuna, avrò modo di disquisire in
seguito.
Ciò che era comunque importante notare,
e che si è evinto con forza dalle due settimane di
mostra di quest'anno, è il buon risultato complessivo
della reggenza di Müller, oramai vero e proprio paladino
della resistenza cinematografica italiana - se ne è
avuto il sentore anche quando è giunto come gradita
Guest Star all'ultimo Far East Film Festival di
Udine -. Resistenza che si va facendo, mese dopo mese, sempre
più necessaria visti gli sciagurati tagli proposti
dal governo Berlusconi nell'ultima assurda finanziaria. Tagli
che rischiano di mettere fuorigioco per la prossima stagione
lo stesso festival di Venezia; già solo questo sarebbe
una tragedia, se poi ci aggiungiamo che scomparirebbero anche
i vari festival di Pesaro e Torino allora il paesaggio si
fa tristemente desolato.
In attesa di giorni migliori, eccovi l'annuale
resoconto lidense... buona lettura.
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