Raffaele
a Venezia 2005 Anno IV
VIII. UNA CONCLUSIONE
E così anche la sessantaduesima edizione
della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di
Venezia appartiene al passato. A distanza di mesi è
ancora più forte la sensazione di aver assistito alla
miglior selezione, da un punto di vista squisitamente qualitativo,
da decenni a questa parte, il che non fa che confermare i
pregi già riconosciuti fin dalla scorsa edizione all’operato
di Marco Müller e del suo staff di collaboratori.
Un 2005 che si è dimostrato ottima annata
in generale, se è vero che ciò che si è
recuperato da Cannes ha smentito le critiche negative di buona
parte della critica e che anche a Locarno c’è
stato di che gioire (così come a Udine, e di questo
abbiamo già parlato, e a Torino, e di questo leggerete
a breve sempre su Kalporz). Il cinema non sta vivendo certo
il suo principale periodo d’avanguardia e di ricerca,
ma questo non coincide come da molti supposto con una ritorsione
acritica su se stesso, anzi. E proprio Venezia è stato
il simbolo di un’annata positiva sotto molti aspetti:
certo, rimane il cruccio di dover cassare senza speranze un
cinema italiano mediocre e inutile, ma è inutile tornare
su un argomento sviscerato in ogni suo aspetto in precedenza.
In attesa della prossima edizione della mostra,
la terza consecutiva con Müller al timone, attendo fiducioso
il 2006 che porterà con sé le insidie e le speranze
di un nuovo festival (quello di Roma) e le solite scommesse.
Per certo si sa che a uno dei festival principali parteciperà
David Lynch con la sua ultima creatura.
E questo, di per sé, mi basta.
Alla prossima…
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