Raffaele
a Venezia 2005 Anno IV
V. L’ITALIA È UN PAESE POVERO
La tragedia del nostro cinema Solo
un anno fa notavo con una certa sorpresa come il cinema italiano
si stesse dimostrando in netta ripresa, almeno a giudicare
dalla selezione veneziana. Ebbene, a giudicare da Venezia
2005 – ma il discorso da fare qui sarebbe più
complessivo, visto che l’intera annata non ha certo
mostrato la sua faccia migliore – il cinema italiano
non esiste.
Non esiste da un punto di vista critico, perché
nullo mediocre vacuo inconcludente sciatto, non esiste da
un punto di vista produttivo, perché episodico casuale
imprevedibile, non esiste da un punto di vista commerciale,
perché totalmente privo di un suo pubblico.
Partiamo dunque da questo assioma e prendiamolo per buono:
il cinema italiano non esiste.
Forse, gettandosi nelle previsioni più
cupe e pessimistiche si può arrivare a dare una giustificazione
alla miseria riscontrata durante l’ultima mostra cinematografica
di Venezia: e già, perché altrimenti non vedo
come potrebbe essere possibile trovare le parole giuste per
descrivere le opere italiane presenti al festival.
Passo dopo passo ho già avuto modo
di sviscerarne tutti i difetti, e non mi sembra proprio il
caso di infierire, ma questo spazio riassuntivo dedicato alla
nostra cinematografia è abitudine consolidata e allora
sotto a chi tocca.
Ciò che salvo dal naufragio riguarda
solo ed esclusivamente i documentari di Rossellini, Guzzanti
e Marengo e (in massima parte) la metafora cristologica di
Scimeca. Per il resto pollice verso e non solo verso gli autori,
colpevoli di un cinema che assomiglia sempre più spesso
al format televisivo, ma verso tutti gli addetti ai lavori
che non riescono – vuoi per incapacità, vuoi
per impossibilità, vuoi per ubriachezza molesta –
a mettere insieme i pezzi che possano comporre un film di
buon livello.
Pensateci bene, ho salvato da disastro quasi
esclusivamente documentari, girati spesso e volentieri con
macchina a mano e buona dose di improvvisazione: questo sta
a significare che la messa in scena pura in Italia sta gradualmente
scomparendo. Abbiamo un cinema privo di estetica e di gusto
per l’estetica, e quando escono opere degne di questo
nome chi ha in mano il timone non è in grado di portarle
in porti sicuri ma li lascia ad annegare in balia dei flutti
– lo so, sto esagerando con le metafore marine, ma oggi
mi sono svegliato così e non ci posso fare molto -.
Forse dovremmo realmente iniziare a sperare
in una grande mareggiata, che spazzi via tutto e permetta
di ricostruire da zero, sulle macerie. Ma è solo un’utopia,
purtroppo.
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